Archive for dicembre 2011

to do
dicembre 12, 2011

Sto per rendere la tela, i pennelli, i colori, dipingerò una silouette, un vestito giallo e vaporoso, un volto impaurito. credo.

Nessun significato.

Solo, non sai quanto è bello fare qualcosa che ti piace, ancor prima di cominciare.

Più hai bisogno di qualcuno più non c’è nessuno
dicembre 11, 2011

Tutta questa importanza che la letteratura da al cuore, tutto questo girare intorno a muscolo che ha l’unico merito di battere più forte ogni volta che si sente un’emozione. Un muscolo che non è neanche capace di provare dolore, tanto che se ti viene un infarto ti deve addirittura far male il braccio. La verità è che per il cuore un bacio e una corsetta si equivalgono, ma per la pancia no.

L’emozione non la confondi con l’indigestione e te la senti tutta lì, col sapore dolce della felicità o con l’aspro del dolore.

E poi, quando sei un’animo sensibile e impari a dialogare con i tuoi organi interni per venirci a patti e non lasciarti sopraffare, arriva un giorno che non ti sai controllare e ti metti a parlare ad alta voce al tuo intestino che vibra dalla tristezza di un giorno, una domenica, così vuota e ridondante che se ci avessi buttato un sassolino in mezzo, ora sentirei ancora l’eco.

Mentre camminavo pensavo che è così: più hai bisogno di qualcuno, più non c’è nessuno, più avresti bisogno di un abbraccio, una parola, un contributo alla sopravvivenza più ti si fa il vuoto intorno.

Poi, oggi la vita mi ha insegnato un’altra cosa, una sciocchezza se vogliamo ma un po’ mi ci voleva…

E… Niente, è che se puoi aiutare qualcuno a non fare una figura di merda fallo pure, ma se non puoi, godine il più possibile.

e – poi – …
dicembre 10, 2011

Hai presente quando il (pro)fumo di un’unica sigaretta riempie la casa per ore ed ore?

Hai presente quando vorresti che qualcuno non fosse mai venuto a trovarti e – poi – vorresti non fosse mai andato via?

Hai presente quando qualcuno dovrebbe non piacerti e invece ti sorprende e ti prende?

Quando fuori e dentro è buio e non c’è un rumore se non quello di un respiro o due.

 

L’orrore 2
dicembre 10, 2011

Cacciare o non cacciare? Questo è il problema… Se sia più nobile allevare o procacciarsi il cibo con una lotta quanto più possibile alla pari tra… animali.

Guardando questa foto però il problema principale a dire il vero appare un altro.

Il problema principale è che, armati di fucile e munizioni, si finisce facilmente per perdere il senso del valore della vita e si può smettere di essere uomini e si può diventare predatori che, senza correre alcun rischio, si beffano delle prede. Una cosa che in natura non esiste.

Inoltre uccidere a oltranza per poter ottenere una scritta ingiuriosa verso una organizzazione animalista è vile, insensato e ridicolo… Se non fosse anche tragico.

Una scusa per voi, ma se mi leggete sapete la verità, risparmiatemi la figuraccia
dicembre 9, 2011

Ho un amico che mi chiama ma non lo voglio vedere, o meglio, ho due amici che mi chiamano ma non li voglio vedere, non è per loro che sono così buia, è per me. E’ che ho voglia di restare a letto a guardare fuori che cali il sole e giù di lì, tutto il grigio, il nero, il punto di blu incandescente di lampioni accesi e di fanali delle macchine in corsa.

Il bip degli sms a cui rispondo senza T9, la suoneria che lascio andare per poi, domani, inventare una scusa plausibile, il ronfare del termconvettore (che forse i termoconvettori ce li ho solo io al mondo) una coltre indiscriminata e selvaggia di indumenti male assortiti sul letto, insieme alle tele finite, a quelle ancora incartate, qualche colore acrilico, pennelli a setola sintetica, sonno, la bellissima noia dei giorni così.

Niente televisione, niente.

Ho ascoltato musica buona fino a poco fa, musica sincera e onesta, ho mangiato bene e in compagnia e adesso mi lascio andare a quelle poche cose che vedo con la testa mezza affondata in questo cuscino vecchio quanto me.

Domani è un altro giorno, si vedrà.

una gonna lunga che gira e gira e gira
dicembre 9, 2011

Allora, oggi pensavo a quella volta, in terza media, che mi prese la varicella e quasi non me ne accorsi.

Forse avevo appena fatto gli esami, avevo un pranzo con la classe, ero carina, con una gonna lunga, una maglietta nera, sembravo una zingara e, attenzione, ero serena.

Era andato tutto benone quell’anno, persino in matematica e scienze, poi la varicella.

Ma non avevo febbre, riuscivo pure a non grattarmi e infatti non ho cicatrici oggi.

Andavo fiera di quel malanno così leggero, leggero come tutto quello che mi riguardava in quel momento cruciale della vita.

Una leggerezza che da allora in poi non mi è mai più appartenuta, che è sfogata con la febbre, scivolata col sudore dell’estate.

E non so perché ci pensavo oggi, pensavo a quella gonna che girava per la strada, a mia madre che venne a riprendermi e io che non volevo tornare… IO, che NON volevo andare via. IO, che stavo BENE.

Certi ricordi fanno pensare che persino tu, che persino il tuo io ti ha sorpreso qualche volta e che – forse – sei davvero capace di tutto, oltre che a farti male come hai dimostrato ormai innumerevoli volte.

in un posto completamente diverso
dicembre 5, 2011

Le lacrime del nostro ministro Fornero fanno il giro del mondo. Le hanno chiamate lacrime di coccodrillo, le hanno designate a simbolo istituzionale del “chiagne e fotte”, c’è chi ci ha visto il primo scampolo di umanità dopo anni di mignottocrazia, furbizia da quartierino, risate durante i terremoti, stallieri mafiosi, tangenti come mance da piano bar.

Oggi, sotto una pioggia battente, Roma si trascinava dal lavoro a casa e viceversa e la gente aveva voglia di dire la sua, come forse vorrebbe fare ogni giorno ma, chissà, forse manca la scusa.

Nei momenti di difficoltà però si può tirare fuori il peggio e se si ha sfortuna si può incontrare l’Italia qualunquista, razzista e bigotta che nelle giornate di sole fai finta di non vedere.

Così ho incontrato gente che mi ha detto che il lavoro c’è perché ci sono due milioni di badanti straniere, che sabato andiamo in centro e vediamo se c’è la crisi, ma chi ha rubato di più tra Berlusconi e Agnelli? E’ che ci abbassano le pensioni perché dobbiamo pagare quelle degli zingari e ecco, oggi esce Erika, quella che ha ucciso la madre, quella si è laureata con i soldi nostri, per me le galere le devono chiudere con quella gente dentro e dargli fuoco che mentre io lavoro i carcerati giocano a pallone e i clandestini, tutte quelle barche le dobbiamo aspettare con i fucili.

E stavo per scoppiare e riflettevo quanto sarebbe bello scappare da qui e ricominciare in un posto completamente diverso, senza tutta questa pretenziosità, questa boria da nobili usurpati di un vecchio titolo e con tanto, tanto sole.

i puntini sulle “i”
dicembre 3, 2011

 

Ebbene no. Non è come tutti pensano e tutti dicono di continuo.

il telefono fesso
dicembre 2, 2011

Tu che mi chiami al telefono di casa, non farlo, non ti rispondo.

Ci sono così tanti modi di reperirmi… facebook, twitter, il mio blog, chiedi il mio cellulare in giro. Se sei costretto a cercarmi sull’elenco (forse) non sei il tipo di persona con cui voglio parlare.

Di la verità, sei di una compagnia telefonica, vuoi vendermi il folletto, vuoi che diventi procacciatrice di affari per la tua fantomatica attività?

Ah… sei la banca? arr-arr- arrivo subito… solo il tempo di fare le scale, in ginocchio.

E comunque, come volevasi dimostrare, decisamente non sei il tipo con cui mi piace parlare.