una gonna lunga che gira e gira e gira

Allora, oggi pensavo a quella volta, in terza media, che mi prese la varicella e quasi non me ne accorsi.

Forse avevo appena fatto gli esami, avevo un pranzo con la classe, ero carina, con una gonna lunga, una maglietta nera, sembravo una zingara e, attenzione, ero serena.

Era andato tutto benone quell’anno, persino in matematica e scienze, poi la varicella.

Ma non avevo febbre, riuscivo pure a non grattarmi e infatti non ho cicatrici oggi.

Andavo fiera di quel malanno così leggero, leggero come tutto quello che mi riguardava in quel momento cruciale della vita.

Una leggerezza che da allora in poi non mi è mai più appartenuta, che è sfogata con la febbre, scivolata col sudore dell’estate.

E non so perché ci pensavo oggi, pensavo a quella gonna che girava per la strada, a mia madre che venne a riprendermi e io che non volevo tornare… IO, che NON volevo andare via. IO, che stavo BENE.

Certi ricordi fanno pensare che persino tu, che persino il tuo io ti ha sorpreso qualche volta e che – forse – sei davvero capace di tutto, oltre che a farti male come hai dimostrato ormai innumerevoli volte.

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