Una scusa per voi, ma se mi leggete sapete la verità, risparmiatemi la figuraccia

Ho un amico che mi chiama ma non lo voglio vedere, o meglio, ho due amici che mi chiamano ma non li voglio vedere, non è per loro che sono così buia, è per me. E’ che ho voglia di restare a letto a guardare fuori che cali il sole e giù di lì, tutto il grigio, il nero, il punto di blu incandescente di lampioni accesi e di fanali delle macchine in corsa.

Il bip degli sms a cui rispondo senza T9, la suoneria che lascio andare per poi, domani, inventare una scusa plausibile, il ronfare del termconvettore (che forse i termoconvettori ce li ho solo io al mondo) una coltre indiscriminata e selvaggia di indumenti male assortiti sul letto, insieme alle tele finite, a quelle ancora incartate, qualche colore acrilico, pennelli a setola sintetica, sonno, la bellissima noia dei giorni così.

Niente televisione, niente.

Ho ascoltato musica buona fino a poco fa, musica sincera e onesta, ho mangiato bene e in compagnia e adesso mi lascio andare a quelle poche cose che vedo con la testa mezza affondata in questo cuscino vecchio quanto me.

Domani è un altro giorno, si vedrà.

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