d’estate

d'estate

eccomi, le ciabatte di plastica arancioni rotte tutte e due sul lato esterno, una canotta di spugna, arancione anche lei, le gambe bianche dai graffi per la puntura delle zanzare, la pelle secca, bruciata dal sole. ho i capelli arruffati, umidi di sudore e mi mangio le unghie distesa su un’amaca fissata ai rami della quercia a casa di mia nonna. Mi sale dentro quell’inquietudine che non so da dove viene e perché. E’ che non mi va più di giocare con le bambole e tutto a un tratto le lacrime hanno un sapore nuovo, quello di quando – in qualche modo – l’innocenza è perduta… per sempre. E’ passato tanto tempo ma non sono cambiata molto da quando avevo 12 anni e non sono ancora abituata al sapore del mio pianto.

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