Senza musica la vita sarebbe un errore. (Nietzsche)
agosto 30, 2011

Non posso dire di essere una intenditrice però avevo più o meno 10 anni quando mi capitò di sentire in radio Whitney Huston in  “All at once” e di pensare “questa è proprio brava” mentre più o meno nello stesso momento registravo “like a virgin” di Madonna e rubavo una catena con la croce a mio padre (la cosa non gli dispiacque se non per me… era una catena davvero brutta).

La mia onorevole carriera di scopritrice di talenti si concluse più o meno nel 1999 dopo l’innamoramento per i radiohead, dopo aver percorso ogni strada, anche quella dal salotto al bagno, piena di boria come Richard Arshcroft dei Verve in Bitter Sweet Synphony, dopo aver perso la testa per i placebo, dopo aver pianto per la fine dei Nirvana, dopo la caustica ironia di Alanis Morrisette, dopo l’università ed aver lasciato la mia amata casa di Trastevere, ecco… è come se anche la musica avesse smesso di essere importante o anche soltanto interessante.

C’erano quei cantautori romani che mi ricordavano le serate al vicolo del fico e che, anche fisicamente, somigliavano a tanti dei miei amici che avevo lasciato e i quali, nell’epoca pre-facebook, credevo di dover perdere per sempre: Niccolò Fabi e Daniele Silvestri (col quale mi sembrava davvero di avere 4850 cose in comune e che speravo di sposare un giorno), ma… non so, niente era come prima per quanto apprezzassi la voce di Macy Gray o di Alicia Keys nessuno mi convinceva più ad acquistare un album.

Poi apparve Amy Winehouse e ricominciai a sentire una vibrazione interna, una carezza, una scossa lieve, sensazioni che mi dicevano di essere tornata alla stazione di partenza e che c’era un nuovo treno lì pronto per me.  Oggi questa scossa la sento anche con un gruppo italiano che si chiama NOBRAINO con questo cantante pieno di carisma che ha la voce identica a quella di De Andrè e che scrive testi che a De Andrè non dispiacerebbero. E per quanto siano acerbi e a volte e soffrano di una qualche forma di schizofrenia musicale che potrebbe disorientare il consumatore, hanno dalla loro un’energia armonica fuori dal comune. Vederli dal vivo è un privilegio che bisogna concedersi… la pagnotta se la sudano, non si risparmiano. Si salta, si scompare e si riappare, le luci roteano, i pavimenti si spaccano ma la voce non va mai via.

E in questo post che è un viaggio di ricordi sonori di vario genere e di varia qualità, ringrazio il cielo per questo post e il tempo che ci ho messo a scriverlo, ringrazio le canzoni, la musica e gli ambienti, ringrazio le mie gambe che tengono il ritmo e le mie orecchie a sventola collegate al cuore come antenne paraboliche di grande intensità. Ringrazio questo cervello un po’ stanco che a volte si tira su e mette insieme cose buone e questa vita che non mi ha mai risparmiato nemmeno un centimetro di strada.

* papà, ti dedico la tua Whitney… e ancora grazie per quella catena, anche se poi l’ho persa.

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love is a losing game. Come la vita
luglio 31, 2011

 

Con tutte le cose che avrei da dire su di me, mi sembra naturale parlare di qualcos’altro, mi sembra naturale parlare, magari, di qualcuno che non conoscevo, che non ho mai incontrato, qualcuno di cui non so niente tranne che non c’è più e che – fin quando c’è stato – mi ha dato solo un riflesso, una presenza vaga e di contorno a un viaggio in macchina, a una lettura distratta. Qualcuno che fin quando c’è stato mi ha dato una canzone intorno alla quale considerare i miei umori variabili.

Da non intenditrice, da ignorante, da incompetente totale della musica io posso dire che ho amato alla follia Amy Winehouse e di averla amata per lo stile elegante, metropolitano e per quella voce inconfondibile, graffiata, consumata, adulta. Una voce che avrei messo nel corpo di una donna nera e sana, di quelle con un culo che parla. Una voce e una penna che ti facevano vedere e sentire il tormento dolce di un’anima fuori dal comune.

L’ho amata per quel trucco assurdo, la cofana sulla testa, lo stato di stordimento perenne nel quale si faceva beccare in ogni occasione perchè ho il dubbio che senza tutto quell’alcol e le droghe il mondo l’avrebbe amata e capita meno… chi lo sa.

E poi io lo devo ammettere e forse questa affermazione mi costerà il rispetto da parte di qualcuno ma io preferisco i tossici ai maniaci della pulizia e dell’ordine, li trovo più coraggiosi e sinceri. Si amano poco quanto gli altri ma in compenso più degli altri amano il prossimo e non si fingono qualcosa che non sono.

Peccato, perché Amy non scriverà mai più nulla, peccato perché in quella manciata di tempo che aveva impiegato a lavorare aveva fatto un ottimo lavoro e io di quello le sarò sempre grata