Il senso di Brigida per la neve
febbraio 11, 2012

Blog, oggi c’è un sole grande e pieno che suggerisce la fine di tutte le bufere del mondo.
Alla fine, sai, sembra tutto così eccessivo e drammatico nella vita. Sembrano tutti così disposti, la fuori, a tormentarsi, a struggersi per ogni cosa…
Mi sono convinta che il mondo ha bisogno di amore e di odio in egual misura e che se ci piace amare, anche odiare ci intriga parecchio.
Sai cosa penso? Penso che nonostante sui social network tutti stiano mandando baci al sole, sotto sotto vogliano che ricominci a nevicare perché lamentarsi e’ bello, lamentarsi della neve mentre si e’ tristi per qualcos’altro per esempio e’ bello e la neve, anche la neve- bisogna dirlo- e’ bella.
Così blog, e’ stato bello aver qualcosa di cui parlare tutti insieme, un’altra Costa Concordia da affondare di chiacchiere e polemiche dal caldo rifugio del proprio account digitale.
Sciogli sole, fai il tuo lavoro, sciogli il gelo e comincia dai cuori.

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La nevicata del 2012
febbraio 9, 2012

Caro blog, sono stati giorni pieni di emozioni questi. Li ho vissuti con una tale intensità che il tempo e lo spazio si sono persi e sono mutati in una dimensione parallela, marginale, solo lontanamente prossima alla realtà e alla contingenza. Ci si alzava quando la luce si alzava, si cominciava a riscaldare la casa, l’acqua, ci si lavava il viso, i denti, poi si spalava neve, si prendeva un bastone, si andava in paese. Il tempo passato dalla gente ad inventare il progresso si e’ annullato di colpo.
Ho scoperto l’anima grande di qualcuno e la miseria profonda di altri.
L’ importanza incommensurabile di un “come stai? Conta su di me” .
Le candele alla sera, dopo tutto il daffare, il sudore, i passi spesi nel tentativo di dare e cercare certezze.
Le candele e il silenzio della sera.
Sai, quando non c’è più molto da dire e aspetti solo che arrivi l’ora di dormire.
Sembra che non sia finita, che stia arrivando altra neve a coprirci noi e il lavoro che abbiamo fatto.
Mi era arrivato un sms che diceva che in TV si vedeva solo Alemanno litigare con tutti e che nessuno sapeva che a pochi chilometri da Roma ci fossero comuni sepolti dalla neve in cui la gente deve farsi un culo tanto per uscire di casa, mangiare e scaldarsi. Quindi vaffanculo alla Televisione che non mi e’ mancata e vaffanculo alle polemiche che c’è poco da parlare… Da noi gli spazzaneve della Regione sono arrivati ieri alle 13.00. Pensa blog, che tempestività, dopo appena una settimana dalla nevicata.
Adesso siamo qui, aspettiamo e vediamo cosa succede, un piano c’è.. Deve solo funzionare.
Quello nella foto e’ una delle vittime del freddo di questi giorni. Forse non ha più il nido, non riesce a trovare cibo; ogni mattina sbriciolo grissini sul tetto e a lui e ai suoi amici do un po’ di conforto. Che ne giovi il mio karma.. E a chi non fa niente per gli altri, a chi in questi giorni ha avuto il culo al caldo e nonostante ciò non ha dato una mano o offerto aiuto, be’, quel culo gli si bruci!!!!
P.S. Buon compleanno papà.

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Il falco vola, compagni addio!
novembre 18, 2011

Nella mia (oddio non so trovare un aggettivo) diciamo sconclusionata (ecco, non ci voleva tanto) attività’ di assessore, mi tocca spesso organizzare convegni istituzionali e la ricorrenza del Giorno della Memoria e’ una di quelle a cui tengo maggiormente.

L’anno scorso, lo devo dire, ho fatto proprio il botto.

Non tanto per la partecipazione che, se non si mangia e non si beve o non si balla e’ difficile che la gente si lasci coinvolgere più’ di tanto ma ho fatto il botto per la qualità’ degli interventi.

Tra gli altri c’erano il Mohel della comunità’ ebraica di Roma il dottor Nauri e un coriaceo partigiano di nome Ferdinando De Leoni.

Il Mohel e’ il medico circoncisore della comunita’, per un ebreo il mohel e’ di fatto colui che ti rende ebreo; e’ quindi una delle figure più’ importanti in assoluto.

Conobbi Nauri al San Camillo di Roma, curava mio padre insieme a Roberto Villani, il nostro parente, colui che ci aveva fatto trovare un posto in ospedale nel reparto di  epatologia, anche se mio padre poi non aveva problemi al fegato nello specifico.

Roberto era quello buono, paziente, diplomatico; Nauri invece era quello senza peli sulla lingua, quello che ci diceva che non c’erano speranze.

Lo contattai l’anno scorso perche’ mi venne in mente per caso e lo ritrovai cosi’ diverso, cosi’ mite, emozionato, introverso…

Al contrario di lui questo anziano partigiano, presidente onorario dell’ANPI, una personalità’ trascinante, arguta, lucidissima che avrebbe potuto parlare per ore senza annoiare.

L’altroieri mi chiama Orlando, mi dice che deve darmi una brutta notizia e io gli dico “per piacere no… ne ho avute troppe ultimamente” e lui mi informa che purtroppo il “compagno” Ferdinando De Leoni si e’ spento.

Mi ricordo alla fine del convegno quando lo salutai e lo implorai di restare ancora, una pizza, un piatto di pasta…

Se ne ando’, avevano un impegno a Fiuggi lui e Vincenzo, l’inseparabile Vincenzo.

Vincenzo ha scritto un libro su Ferdinando De Leoni, il titolo e’: “Il falco vola, compagni addio!”

Vorrei che Vincenzo portasse in presentazione questo libro anche ad Arce. Ecco, in qualche modo per la prossima Giornata della memoria credo che il compagno De leoni sarà’ ancora tra noi.

 

la felicità e la catarsi
novembre 7, 2010

Ieri o l’altro ieri, non ricordo, ascoltavo in radio la Littizzetto che parlava dei piccoli piaceri della vita e gli ascoltatori con un sms mandavano la loro testimonianza di pillole di felicità. E allora c’era – chessò – quello dei piedi freddi nell’acqua calda, quella della camomilla alla sera, quella del soffritto di cipolle (ma forse questa me la sto inventando a causa della fame) e insomma, anche io ho cominciato a pensare a tutte quelle cose che mi danno una piccola soddisfazione fisica quando ci sono.

Parlare di cioccolato è scontato quanto doveroso, come i saluti delle autorità prima di una manifestazione ufficiale. Ma poi? Io lo so…

Tornare a casa, scendere dalla macchina e trovare puntuale il saluto dei miei cani, guardare la programmazione di sky e scoprire che potrò vedere un bel film… magari un vecchio colossal che so a memoria. E poi fare shopping, disegnare e…. sedermi qui, sgranchirmi le dita e scrivre.

Ieri sera il paese era così bello, bello anche nei suoi saliscendi impervi, nei muri crepati, nei tetti sfondati, nelle travi divelte, bello nei suoi punti più fragili e trasandati. Bello proprio perché solo o unico. Io ci vivrei e rinuncerei alla macchina sotto casa.

Poi, mentre mi arrampicavo alle piazzette, mentre scalavo le salite, io ripensavo a un anno fà e mi chiedevo se fosse davvero tutto così diverso. Si, è diverso… e migliore, ma mi basta?

E un “si”, qualche volta, può dare un brivido di felicità

cara Paola,
maggio 16, 2010

Cara Paola,

quando qualche mese fa mi dicesti che sarebbe stato bello organizzare un concerto, coinvolgere i bambini, in sostanza fare qualcosa  per celebrare insieme alla figura di tutte le donne e di tutte le madri, anche il ricordo della tua mamma, io ti ho capita benissimo. Ti ho capita perché so cosa si prova quando il destino ti priva all’improvviso di un genitore.

Si prova un dolore lacerante che persiste nel tempo, nutrendosi di ricordi, spesso e volentieri di qualche senso di colpa, di tutte le cose non dette, delle frasi lasciate a metà e delle parole di troppo, degli abbracci mai dati, di tutte quelle cose che fai quotidianamente e che chi  non c’è più non vedrà mai.

So cosa significa aver bisogno di un consiglio proprio da quella persona e non trovare più i suoi occhi per capire cosa fare e avere la paura, il terrore, di non ricordare più la sua voce un giorno.

Ho capito e condivido il tuo desiderio di rendere eterna la memoria, di lanciare un messaggio, di far arrivare le note del tuo amore più in alto possibile e sperare che la persona a cui sono destinate, le senta.

Il motivo per cui  siamo qui è che  siamo figli e che possiamo o no, godere ancora dello sguardo dei nostri genitori, ognuno di noi lo ha incontrato, conosciuto e amato.

E’ attraverso quello sguardo, il primo, che cominciamo a vedere il mondo. Non attraverso i nostri occhi ma attraverso quelli di chi ci cresce, ci nutre, ci protegge nel suo abbraccio e ci spiega la vita. Il concerto che abbiamo organizzato si chiama in memoria aeterna perché si dimenticano tante cose, tante si perdono in giro per il mondo o le chiudiamo in cassetti che non apriamo mai più, ma certi sorrisi, certe dita che indicano la luna, un’altalena, il tuo naso per spiegarti quanto sono grandi o piccole le cose, ecco, quelli non si dimenticano mai… e benché ne abbiamo la paura e a volte il terrore, dimenticare una voce che continua a parlarti nel cuore è impossibile.

controspot
aprile 2, 2009

Mi dicono che dovrei scrivere cose più positive, qualcosa che trasferisca sensazioni di serenità, emozioni lievi, appena accennate perché – giustamente – si cammina con più fiducia su un prato di fiori se non si vedono le vipere nascoste nei cespugli.

Le vipere però, come i ragni e gli insetti e tutte quelle cose spiacevoli che la natura ha creato persino prima di noi, vivono e si nutrono e si riproducono proprio lì dove noi crediamo sia tutto più bello. Evidentemente lo è anche per loro… bello.

Così ogni sogno nasconde la propria piccola ansia, il proprio disagio, quel pungolo di paura sottile che però non ci sveglia.

Io lo so e non ho paura di scrivere dei miei malesseri, certa che chi mi legge ha i suoi, persino più forti.

Di certo non cambierò modo di scrivere ora che sono candidata. Non mi metterò a fare proclami, non mi metterò a parlare di Arce, della viabilità, dei lampioni, dei lavori pubblici e non anticiperò i comizi di nessuno, non parlerò male degli altri candidati, delle altre liste, non pubblicherò gli articoli di giornale, non mi farò troppa pubblicità.

Perché… perché io funziono così.