riempire il bianco
novembre 29, 2011

 

Stavo… “giocando con i colori” appena qualche giorno fa.

Quindi sono andata a comprarmi delle tele e le ho imbrattate per riprendere un po’ la mano.

Poche cose mi rilassano quanto buttarmi sul divano e morire di TV spazzatura, ma a un certo punto sento il mio cervello sfrigolare nell’olio e allora mi metto a fare altro.

Non sta scritto da nessuna parte che impiastricciare un foglio con dei colori più o meno a caso frigga meno il cervello (magari si tratta solo di retaggi culturali che tra qualche anno verranno seppelliti da pesanti coltri di nuovo sapere, nuovo gusto, nuove arti di arrangiarsi e di tirare a campare) eppure sembra che sia così, provare per credere.

Poi può succedere che si ottengano risultati gradevoli, che si scopra un talento, che ci si senta meno inutili.

Ma questo è tutto da vedere, nella maggior parte dei casi ci si diverte e basta.

Parola mia

 

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Vallo a spiegare a Modigliani, per esempio, cos’e’ il futurismo secondo te
novembre 15, 2011

Io possiedo uno spirito artistico, cromosomicamente propenso al sacrificio, geneticamente predisposto all’abnegazione e così’, arte per arte, ho imparato anche quella di camminare con le pietre nelle scarpe. Ogni tanto pero’ -chissa’ che mi succede-  tiro fuori come un rigurgito, o meglio come un ruggito, quelle cose che in un modo o nell’altro non mi sono andate giù’.

Oggi per esempio si parlava del più’ e del meno con un variegato parterre nella cucina di casa mia, in santa pace, davanti al fuoco e io ho infilato all’improvviso, anche se non del tutto a sproposito, una vecchia storia che se ci penso adesso ancora mi sale la pressione.

L’anno scorso si festeggiavano i 100 anni dello spostamento della sede del comune e toccava a me organizzare un convegno a tema. Si trattava quindi di prendere in considerazione l’anno 2010 e il 1910, quando appunto la sede comunale cambio’, si trasferi’.

Mi venne in mente che come intermezzo tra un intervento e l’altro, sarebbe stato bello far recitare delle poesie, rimanendo in tema avrebbero potuto essere delle poesie futuriste.

Quando qualcuno lo seppe – e per “qualcuno” intendo dei compagni, gente di sinistra, gente che in teoria dice di difendere la cultura – beh, quando questo qualcuno lo seppe mi mosse una guerra senza preclusione di colpi. “Il futurismo fu il movimento che spalanco’ le porte al fascismo” dissero.

Ecco, se ho un ricordo di me in quel periodo mi vedo così’, con gli occhi sgranati a leggere frasi del tipo “apologia del fascismo” o “inopportune reminiscenze” destinate a me.

Questa gente si e’ fermata a 100 anni fa e oggi e’ evidente che combatte per le cose sbagliate visti i risultati che ha ottenuto politicamente nel corso degli anni. Mi riferisco agli insuccessi loro (e quindi nostri) ma soprattutto alle grasse vittorie degli altri.

Io credo che chi promuove una sola cultura promuova l’ignoranza così’ come credo che chi si contrappone a un qualsivoglia progetto per partito preso promuova l’ignoranza.

Purtroppo ho dovuto constatare che vicino a me “stanziano” numerosi soggetti che per un motivo o per l’altro promuovono l’ignoranza e, devo essere sincera, per quanto ami Don Chisciotte io non riesco a combattere contro i mulini a vento quanto lui.

E si, se sembro presuntuosa in questo post non me ne puo’ fregare di meno. Non vedo perché’ dovrei preoccuparmi solo io di offendere la sensibilita’ di qualcuno quando altri tromboni hanno tuonato senza nemmeno un po’ di pudore su uno dei movimenti culturali più’ importanti della nostra storia letteraria e artistica. Vallo a spiegare a Modigliani, per esempio, che cos’e’ il futurismo secondo te…

Come? Non ti va?… Eh, ma guarda un po’.

l’urlo di Brig
settembre 25, 2011

Azuma e il vuoto
settembre 18, 2011

Guardate questo video 

Passeranno, credo, dei minuti di riflessione, di sconforto, un fastidioso prurito di rabbia. A me è capitato però qualcosa di strano di cui vorrei farvi partecipi.

Avevo appena provato le sensazioni di cui sopra e ci pensavo ancora quando ho acceso la TV e come spesso accade mi sono fermata a guardare Passepartout.

Philippe Daverio era con Kengiro Azuma, l’anziano scultore naturalizzato italiano di origine Giapponese. Azuma è un ometto piccolo e come tanti della sua provenienza etnica, sembra avere gli occhi che sorridono sempre.

Raccontava della sua formazione a Brera, allievo di Marino Marini, degli stenti della sua vita, della fatica nel liberarsi dell’influenza europea e di quel fortuito riappropriarsi improvviso delle origini della sua cultura grazie alle cassette di frutta lasciate dai commercianti negli spiazzi del mercato rionale.

Daverio e Azuma parlavano del genio: “Il genio” – ha detto Azuma- ” è un bicchiere vuoto, se è pieno come fai a riempirlo?” e continuava dicendo: “Il senso del bicchiere non sta nelle sue parti piene, ma nel suo spazio vuoto”

L’ometto avanzava nel caos del suo magazzino ridendo “disordine, disordine”!

Una scultura a forma di goccia, perché non ci è concesso se non per un tempo infinitamente piccolo di godere di questa forma perfetta. L’acqua si stacca dalla grondaia  e in un momento la goccia non c’è più, è una sfera e poi niente.

Azuma è un bicchiere vuoto, Azuma è un pezzo di legno di faggio lasciato sull’asfalto, Azuma è un gesto quotidiano e la farfalla che batte le ali.

Sono grata al destino per avermi messa di fronte a una dicotomia così violenta.

Ora mi viene in mente un episodio della mia triste vita politica che riporto qui, così, tanto per dire.

Dovevo organizzare un convegno per i 100 anni dal trasferimento della sede comunale nell’attuale municipio e stavo pensando di far recitare delle poesie futuriste ad una mia amica attrice. Il 1910 infatti, anno dei fatti che si stavano celebrando, era quello di Marinetti e del manifesto futurista. La sinistra del paese divenne una furia e mi si scagliò contro disconoscendomi.

Io non credevo a quello che vedevo e sentivo. Ancora oggi, dopo un anno ormai, non mi capacito dell’arretratezza e dell’ottusità che vivono in certi ambienti.

Non so, forse ci meritiamo un’Italia di troie.