leggersi intorno
novembre 17, 2011

Mattina, non troppo presto, i passeri e i pettirossi cantano al gelo sui tetti, a Roma c’e’ lo sciopero dei mezzi (forse anche altrove ma non mi interessa più’ di tanto) e io resto a letto.

Quando ho cominciato a scrivere il mio blog, nel 2006, ho incominciato anche a seguire altri blog, e’ un processo naturale al quale non si riesce a resistere nemmeno se si ha pochissimo tempo.

Anche guidare all’inizio sembra impossibile, poi lo fai in automatico, pensando a mille cose.

Oggi, dopo un periodo di stanca in cui mi ero allontanata dalla scrittura e da wordpress a causa di mille motivi, ritrovo la meta’ dei miei bellissimi e brillanti contatti disattiva, spenta, disconnessa, afona.

Non ho avuto modo di accertarlo, ma ho la sensazione che dall’avvento dei social network come facebook o twitter ci sia stata una disaffezione generale al blog come mezzo di espressione, come diario e che, forse, i blog hanno risentito di questi nuovi canali comunicativi più’ diretti, più’ articolati e capillari.

Ora pero’ mi guardo intorno, o meglio mi leggo intorno e noto che ci sono tante nuove e interessanti realtà’ qui su wordpress e allora mi domando se l’era dei blog sia davvero finita o se, passata una parentesi di disaffezione, adesso si sia tornati a scegliere il pensiero compiuto invece che quello mordi e fuggi, cinguettato al volo.

Io personalmente credo di essere tornata sui miei passi.

In ogni caso non nego che stamane, facendo pulizia nel blogroll ho avvertito una sensazione di disagio, come quando si disfa l’albero di Natale o come quando (e questa e’ una sensazione ben peggiore) si mette via un vestito perché’ non ci entra più’.

Inizia una nuova vita da blogger, con un blogroll che attende nuovi link e una doccia calda, una colazione lenta, un giro alla posta, un po’ di spesa e le solite rogne al comune…

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l’urlo di Brig
settembre 25, 2011

del resto oggi-nonostante tutto- è primavera
marzo 21, 2009

Ciao blog,

oggi scriverti mi regala una sensazione insolita di disagio ed eccitazione perché ti avevo lasciato a prendere polvere e ora mi pare che ogni parola su questa pagina serva a tirare via un po’ di ragnatele inopportune.

Perché non scrivevo più? Dove ero finita?

Bene, ero in un posto che si chiama dubbio (o per lo meno io lo chiamo così) dal quale non sono ancora uscita ma da cui ti mando un messaggio doveroso poiché ti amo come si è capaci di amare solo sé stessi quando si è fortunati; cioè con indulgenza e tenera rassegnazione.

Niente di grave e nemmeno di così speciale, è che avevo in testa e ce li ho ancora, un paio di argomenti dei quali non volevo, non potevo e non dovevo parlare e, guarda un po’, erano gli unici dei quali avrei avuto interesse a scrivere.

Il primo argomento non riguarda me e non ne scrivevo per discrezione, il secondo  riguarda me e non ne scrivevo… per discrezione, anche in quel caso.

Ora però, almeno per ciò che riguarda me, non c’è più motivo di tacere perché ormai la decisione è presa ed è quasi pubblica.

Questa personcina che ti scrive e che tu conosci bene, ha deciso di candidarsi alle elezioni comunali.

Qui, come tu ben sai, sono abituata a parlarti in termini molto intimi e anche questa volta punterò all’eternità spiegandoti le mie motivazioni partendo dai sentimenti e fermandomi lì perché tanto, almeno in questa sede, è quello che conta.

Era da diverso tempo che quell’uomo, il capolista, mi parlava del suo progetto. Io tergiversavo perché come sai bene, non sono abituata a prendere decisioni in fretta.

Poi però ho pensato a me come se fossi in una stanza vuota, senza né troppo spazio né troppa luce; ero in piedi ed avevo la mia solita espressione e guardandomi ho realizzato che non c’era motivo di non farlo e che fino ad ora ho affrontato cose molto più grandi di questa e che se mi si era presentata questa opportunità, non doveva essere necessariamente per il mio male e nemmeno per quello degli altri.

Così ho detto si.

I sentimenti dicevo. Sono spaventata, intimidita, irrigidita perché la mia natura estroversa non è abbastanza forte da fronteggiare quella schiva e austera che prende il sopravvento quando le cose, in generale, si fanno serie.

Io però non mi aspetto che tiri sempre vento… del resto oggi – nonostante tutto – è primavera.

Così blog, ora sai per sommi capi.

Spero che tu possa capire e che tu sia felice per me, ammesso che si possa essere felici e fieri degli incubi altrui.

Però permettimi di dirti che senza questa tastiera e questo schermo, senza tutti quei contatti, le parole scritte in questi anni, senza lo sguardo silenzioso di tanti che anche ora ti stanno sfogliando, molto di ciò che mi è accaduto non sarebbe stato possibile.

Mi hai dato e continuerai sempre a darmi una consapevolezza speciale, una insicurezza meno traballante e mi hai regalato una serie di incertezze che valgono più di mille verità.

Primavera, dopo primavera, dopo primavera…