PERCHE’ DEVONO VINCERE GLI ELIO (o Daniele Silvestri)
febbraio 16, 2013

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In questo momento storico così particolare, in cui stiamo per cambiare governo e anche il Papa, lo possiamo sentire questo venticello di rinnovamento soffiare sulla nostra pelle. Certo, è febbraio e fa freddo. Il vento non ci voleva.

Sto divagando, basta dire che gli Elio sono geniali. Punto.

Lo sono da sempre, non certo da ora, vanno premiati per anni, anni e anni di prodotti sofisticatissimi nella loro apparente semplicità; demenzialità talvolta ma no, guai a considerarli superficialmente. Sono istrionici, grandissimi interpreti della contemporaneità e precursori.

Gli Elio sono pregevoli musicisti e parolieri imbattibili e… quest’ultima canzone è un compendio impareggiabile della loro stessa essenza: una sola nota per una canzone piena di concetti, una canzone mono nota ma mai monotona, una canzone che svela la grande conoscenza musicale e la ricerca.

Una canzone che è un Manifesto, una Avanguardia. La filosofia che sta alla base porta alla riscoperta della semplicità, delle origini, di un essenziale che però è colmo di significati e significanti.

Conscia che questo post gli farebbe schifo lo cancello tutto. Devono vincere perché mi piacciono e mi piacciono perché ho buon gusto.

Lo stesso buon gusto che mi porta ad apprezzare Daniele Silvestri.

Che rinnovamento sia!

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Senza musica la vita sarebbe un errore. (Nietzsche)
agosto 30, 2011

Non posso dire di essere una intenditrice però avevo più o meno 10 anni quando mi capitò di sentire in radio Whitney Huston in  “All at once” e di pensare “questa è proprio brava” mentre più o meno nello stesso momento registravo “like a virgin” di Madonna e rubavo una catena con la croce a mio padre (la cosa non gli dispiacque se non per me… era una catena davvero brutta).

La mia onorevole carriera di scopritrice di talenti si concluse più o meno nel 1999 dopo l’innamoramento per i radiohead, dopo aver percorso ogni strada, anche quella dal salotto al bagno, piena di boria come Richard Arshcroft dei Verve in Bitter Sweet Synphony, dopo aver perso la testa per i placebo, dopo aver pianto per la fine dei Nirvana, dopo la caustica ironia di Alanis Morrisette, dopo l’università ed aver lasciato la mia amata casa di Trastevere, ecco… è come se anche la musica avesse smesso di essere importante o anche soltanto interessante.

C’erano quei cantautori romani che mi ricordavano le serate al vicolo del fico e che, anche fisicamente, somigliavano a tanti dei miei amici che avevo lasciato e i quali, nell’epoca pre-facebook, credevo di dover perdere per sempre: Niccolò Fabi e Daniele Silvestri (col quale mi sembrava davvero di avere 4850 cose in comune e che speravo di sposare un giorno), ma… non so, niente era come prima per quanto apprezzassi la voce di Macy Gray o di Alicia Keys nessuno mi convinceva più ad acquistare un album.

Poi apparve Amy Winehouse e ricominciai a sentire una vibrazione interna, una carezza, una scossa lieve, sensazioni che mi dicevano di essere tornata alla stazione di partenza e che c’era un nuovo treno lì pronto per me.  Oggi questa scossa la sento anche con un gruppo italiano che si chiama NOBRAINO con questo cantante pieno di carisma che ha la voce identica a quella di De Andrè e che scrive testi che a De Andrè non dispiacerebbero. E per quanto siano acerbi e a volte e soffrano di una qualche forma di schizofrenia musicale che potrebbe disorientare il consumatore, hanno dalla loro un’energia armonica fuori dal comune. Vederli dal vivo è un privilegio che bisogna concedersi… la pagnotta se la sudano, non si risparmiano. Si salta, si scompare e si riappare, le luci roteano, i pavimenti si spaccano ma la voce non va mai via.

E in questo post che è un viaggio di ricordi sonori di vario genere e di varia qualità, ringrazio il cielo per questo post e il tempo che ci ho messo a scriverlo, ringrazio le canzoni, la musica e gli ambienti, ringrazio le mie gambe che tengono il ritmo e le mie orecchie a sventola collegate al cuore come antenne paraboliche di grande intensità. Ringrazio questo cervello un po’ stanco che a volte si tira su e mette insieme cose buone e questa vita che non mi ha mai risparmiato nemmeno un centimetro di strada.

* papà, ti dedico la tua Whitney… e ancora grazie per quella catena, anche se poi l’ho persa.