Rivelazioni
aprile 29, 2013

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Rivelazione è il termine col quale si indica la manifestazione divina. Una presenza che c’è, ma che resta invisibile e che all’improvviso, per diverse ragioni, possiamo finalmente vedere.

Se siamo abbastanza fortunati e se non smettiamo di aspettarcelo, tutti noi potremo avere la sensazione, più volte, di essere stati testimoni di una rivelazione.

No, non ho mai visto Dio, non mi ha mai parlato e ad oggi non so ancora definire la mia fede ma posso dire che ogni volta che, vivendo giorno per giorno, ho scoperto di avere una ragione per vivere e amare la vita o mi sono sentita fiera per le mie azioni, mi sono sentita illuminata.

Smettere di mangiare esseri viventi, essere consapevole di agire in favore dei più deboli, sapere di contribuire alla riduzione del dolore, dell’inquinamento, aver capito di poter risalire la corrente nonostante tutto e tutti è stato così: illuminante.

Se un Dio esiste e se esulta e sorride ogni volta che agiamo con amore, Dio mi da una pacca sulla spalla ogni volta che scelgo di non essere egoista, ogni volta che decido, consapevolmente, di fare o non fare.

Io ho una rivelazione ogni volta che ascolto le mie intenzioni, i miei desideri, il mio istinto e prendo una decisione.

La rivelazione avviene quando agiamo con armonia interiore, quando all’improvviso apriamo l’anima e vediamo tutto ciò che c’è, che c’è sempre stato ma che lasciamo al buio per la maggior parte del tempo. In sostanza, credo, ma questa è una mia piccola convinzione, che Dio sia dentro di noi, che abiti nella nostra cantina polverosa e che ami tutte quelle volte che gli apriamo le finestre per prendere aria.

 

 

me-la mangio io
maggio 9, 2011

Tutti dicono che le cose funzionano in modo molto semplice, comunque più semplice di quanto la facciamo noi, giorno dopo giorno. Ad esempio, la nostra autoreferenzialità ci porta a vedere centiania di donne incinte se desideriamo un bambino oppure ne aspettiamo uno. Vediamo solo macchine bianche se stiamo per acquistarne una, insomma… la nostra attenzione in modo autonomo e pacifico si concentra su quei particolari che abbiamo selezionato come prioritari. Cosa succede se nel giro di un paio di ore vedi quattro persone in posti differenti mangiare una mela? Le mele non mi piacciono e cascasse il mondo non succederà mai che avrò così tanta voglia di mele da vederne ovunque. Così penso al caso, alla pura coincidenza che però secondo molte religioni e filosofie non esisterebbe. E allora? Cosa significano tutte queste mele mangiate da persone diverse nello stesso giorno e più o meno alla stessa ora ma in zone parecchio differenti?

Che sia un segno? Sarebbe bello e, dico la verità, ci ho pensato e sperato, ma non saprei come interpretarlo.

In oltre, è da oggi che sento la gente fischiettare. Questa mattina in treno, poi alla stazione e per la strada, di nuovo in treno ma questa volta era una suoneria e poi alla radio… chissà.

In ogni caso dipenderà forse da quel messaggio che mi ha mandato ieri sera una mia amica: “Brigs, come va il cuore?” al quale io ho risposto: “come una mela spaccata a metà”.

Oggi ho visto 4 persone diverse mordermi il cuore e altrettante, almeno, fischiettarci su.

In ogni caso, Dio, fatti un giro con noi nella metropolitana, guardaci in faccia e renditi conto che qualcosa devi averlo sbagliato pure tu.

Habemus Papam
maggio 4, 2011

Ancora penso al film di ieri, Habemus Papam.

E’ un buon segno, se non fosse stato buono l’avrei già dimenticato (ammesso che un film che mi piace possa essere definito buono di default). Quando un film mi piace ho bisogno di pensarci su, di capire cosa mi è piaciuto, quale corda ha toccato.

La cosa brutta, quando si parla di un film, soprattutto poi di un film appena uscito, è che non è carino parlarne troppo, meno che mai è opportuno svelarne il finale.

Ecco, sono arrivata alla considerazione che in Habemus Papam la conclusione è il fulcro di tutto il film. E la spiegazione, la risposta, non solo al tema della storia, ma la risposta che Moretti da alla Chiesa… Se mai la Chiesa si fosse posta una domanda su chi non crede o su chi ha dei dubbi.

In tutto il film i cardinali, i funzionari, le guardie svizzere vengono messi in ottima luce, umanizzati, resi simpatici. Moretti dipinge questo solennissimo conclave come una specie di Villa Arzilla di lusso, in cui vecchietti di pregiata fattura si mettono al servizio del Signore per compiere la più alta impresa ovvero designare il suo rappresentante sulla terra.

Sono teneri nei loro piccoli passatempi, nelle loro minuscole vite, minuscole quasi quanto le nostre, salvo che per quel piccolo particolare che riguarda la “chiamata” al pontificato.

Quando falliscono e con loro, in qualche modo, fallisce anche Dio… ecco, quella è la parola di Moretti che per tutto il film resta defilato, quasi inutile.

Nonostante la maestosità di Michel Piccoli, che come Papa vile impersona un Papa enormemente amabile, Dio attraverso di lui fallisce.

Eppure vorrei dire a Moretti che Dio sembra fallire tante volte eppure se la cava sempre, ci hanno insegnato che è proprio in quelli che sembrano i suoi più grandi fallimenti che si trova la strada del bene… a cominciare da quella croce sulla quale fu ucciso suo figlio.

Tutto è scritto, a quanto pare soprattutto quello che non va, quindi finisce sempre che ad aver ragione è Lui e noi siamo qui solo per essere piccoli e confusi.