questo post non ci voleva
novembre 30, 2011

Forse sto per scrivere il post più stupido e recriminatorio e scontato (e forse meno comprensibile) che abbia mai scritto ma siccome il blog è mio sarò pure libera di buttare al vento anni di articoli carini, misurati, mediamente originali, fondamentalmente mai accusatori!

Dunque, l’unico modo per non far sapere a una persona che parli male di lei è non parlarne male.

Dal momento che io vengo a conoscenza del fatto che tu parli male di me (a gente che non mi conosce, a gente che mi conosce, a gente che tu conosci poco, a gente che ti conosce da una vita, insomma a chiunque) io perché dovrei ancora essere gentile con te?

Se è una questione di civiltà, come sempre direi, allora semplicemente ti evito, evito tutti quegli inutili slanci di “quasi gioia” quando mi sembra che andiamo d’accordo  e prendo atto della tua incorreggibile ottusità nel voler vedere quello che non c’è e che non c’è mai stato.

Forse ne ho già parlato da qualche parte e per sommi capi ma tanto vale ribadire il concetto: essere vittime di una invidia immotivata è una vera e propria violenza. Non c’è atteggiamento o discorso o prova che tenga, certe persone vorranno sempre credere che vuoi danneggiarle; è la loro forza, il loro punto fermo.

Si ma resta un loro problema e io, con quel poco di eleganza che ho, mi defilo e lascio a loro e alla loro mente malata ogni volo pindarico sulla mia presunta cattiveria nei loro confronti.

Con sano dispiacere mi porterò nella tomba la consapevolezza di non entrarci nulla nelle turbe mentali di certa gente così come certa gente con insana felicità si accompagnerà nella tomba all’ostinata convinzione che io – in vita – volessi il suo male.

Mi sento la Giovanna D’Arco dei buoni sentimenti a volte ma sono naturalmente portata alla comprensione dei dolori altrui quindi capisco e accetto l’origine di alcuni mali, ma non posso accettare la loro cronicità e mi fa orrore il risentimento perpetrato negli anni, quell’acredine alla quale ci si aggrappa per poter pensare di avere un appiglio in più.

Si, sono questioni famigliari e per quanto io sia fragile e sbilenca in questo mare mosso di rapporti incompiuti, quella che mi fa pena e anche rabbia è mia madre.

Non la smette di cercare di metterci una pezza, di cucire un dialogo, un rapporto, un lumicino di semplicità in mezzo al casino.

“Ma piantala” le ho detto più di una volta, “sei ridicola ad elemosinare un briciolo di complicità e di calore”… E’ arrivato il momento di smettere di chiedere scusa per non aver fatto alcun torto.

P.S. generalmente chi cerca di elevarsi a discapito della reputazione altrui non ha molto successo, ti auguro buona fortuna ma che non te la meriti lo vedono tutti.

P.P.S. Questo post è orribile però è tanto liberatorio!

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ciao
maggio 20, 2011

Io ho 34 anni, quasi 35, sono tanti. Pochi rispetto all’eternità ma tanti rispetto alla storia della mia famiglia. E’ evidente perché piano piano ne sto vedendo scomparire tutti i componenti.

Sono stata fortunata a conoscere la mia bisnonna, ricordo che da piccola trovavo normale averla tra noi, in seguito capii che molti dei miei coetanei non avevano mai conosciuto i nonni dei loro genitori. I miei nonni sono andati via uno dopo l’altro, non sono mai stati bisnonni. Mio padre, gli zii… e poi i parenti che ti dicono “eh, ormai ci vediamo solo ai funerali…” Solite cose, soliti vestiti. Non ho mai vestiti adatti per queste cose, sono sempre troppo scollati, stravaganti o colorati.

E’ avvilente ma la seconda cosa a cui penso quando qualcuno muore è cosa potrò indossare al funerale. La prima è che il tempo che passa mi sta schiacciando.