una strana domenica di guerra e pace
maggio 22, 2011

Caro blog, oggi ti scrivo dal mio giardino. Sono seduta sul gradino del portico e qui, accanto a me c’è una gatta, mamma da un giorno, che accudisce i suoi quattro figli fidandosi solo dell’istinto e un po’ di me.

Li aveva partoriti sul divanetto di finto banano e poi – chissà come – un paio erano caduti e un’altra era finita sul prato senza che lei sembrasse sapere cosa fare, così li ho raccolti e li ho radunati accanto a lei. Ancora una volta le è capitato di perderli mentre li spostava dentro un vaso, così l’ho aiutata ancora, forzandola a raggiungere i piccoli e a stare con loro e dopo qualche prova e qualche incertezza tutto è andato a posto.

Ora è qui che socchiude gli occhi e fa le fusa, lecca i piccoli e allunga una zampina verso di me accarezzandomi la mano, strofinando il muso sul mio ginocchio.

Se non fossi arrivata al momento giusto o se solo avessi pensato che la natura dovesse fare il suo corso ora quei gatti sarebbero morti e tutto quell’amore sarebbe andato sprecato.

Forse è proprio questo il senso; La natura fa il suo corso quando non si impedisce all’amore di nascere e crescere, quando si fa tutto per cercare di preservarlo, tutto il resto è un’opposizione malvagia al giusto corso delle cose che se non sfociano nell’amore si riverseranno nel suo opposto, generando dolore.

Ah, non lo so blog, sto qui a bearmi di questa visione così pura mentre qualche ora fa in questa casa, in questo giardino che non è mai stato così bello, due persone si sono dichiarate odio reciproco. Io non lo volevo, non era necessario, non era giusto e qualcosa mi convince che non fosse il giusto corso delle cose, ma che fosse però quell’inevitabile sfociare nel dolore dopo che qualcuno non aveva voluto preservare l’amore che c’era da qualche parte, altrove, in un altro tempo.

Sto forse parlando di Karma? E allora forse sto parlando troppo.

Ora dovrò cercare una soluzione perché ho troppo vicino a me la dimostrazione che provarci vale la pena.

Annunci

la guerra blu
maggio 11, 2011

Bisogna essere eccezionali per essere felici? Non lo so, a volte basta essere piccoli. Non siamo forse tutti d’accordo che c’è qualcosa di grandioso nella purezza dei bambini? Nella loro perfida genuinità? Non è forse vero che quando uno di loro salta, lo fa perché sta provando a volare?

C’è chi però, nemmeno da bambino è destinato alla gioia dei sogni e della fantasia. Ci sono posti dove il pane si impasta con l’abitudine al dolore, ci sono posti dove si cresce con vestiti che odorano di paura.

In questa guerra in Libia ad esempio, dove sono i bambini? Sono chiusi nelle case a sperare di non venire trovati, stretti a quelle donne con le quali verranno violentati. Perché in questa guerra in Libia si combatte con i fucili e col viagra.

Ben trecento piccoli hanno raccontato di essere stati seviziati, torturati e stuprati dai miliziani di Bengasi.

E io non so aggiungere altro e nemmeno cosa fare

la guerra in testa
ottobre 16, 2010

penso a chi con un pugno ti ammazza per un biglietto della metro, a chi si ritrova a scegliere tra la cugina e il padre e va all’inferno prima di morire, a chi entra allo stadio con il volto coperto e le bombe in tasca e a chi manifesta per il lavoro scortato dalla polizia in assetto di guerra. La guerra, penso al peso della guerra nella nostra vita quotidiana

un muro con una città intorno
agosto 17, 2010

Parliamo Di Berlino

E’ stato un incubo, ora è un sogno. Orgia di musei e monumenti per ricordare, per capire, commemorare, scoprire, inorridire, meravigliarsi e poi dimenticare… perché è sempre così che finisce, lo sai.

Tu vai camminando e per caso ogni tanto calpesti un segmento di terra segnata di scuro, lì c’era il muro.

C’è ancora. A pezzi, per tutta la città e persino nelle tasche dei turisti. C’è ancora sulle magliette, nei ristoranti, nei souvenir, nei luoghi dove proliferano piccoli ribelli sporchi fuori e a volte dentro. C’è ancora nei posti in cui si paga, in quelli dove ti sorridono parlando di una guerra che ha il volto in bianco e nero di Marlene Dietrich, dissolvenza di fumo. Marlene, rinnegata e amata come la guerra. La cara vecchia guerra che ha distrutto Berlino ma che le ha anche permesso di rinascere.

E’ questo che fa Dio, toglie e poi da… ecco perché non sappiamo fare a meno della guerra, se Dio è nostro padre, lei non può non essere nostra madre.