primo maggio… che pesantezza
maggio 1, 2013

Dai che ci siamo (quasi, sono le 21.30) tolti dalle palle uno dei giorni più retorici dell’anno che qualsiasi cosa si dica e sembra proprio si debba dire qualcosa ad ogni costo, non c’è verso di esprimere un pensiero originale.

E “il lavoro non c’è”, “non si dovrebbe festeggiare”, “W il lavoro quando c’è”, “l’Italia è una repubblica fondata sulla ricerca del lavoro” e amenità simili per tutto il santo giorno. E verrebbe da dire che questa è una repubblica fondata sull’ovvio e popolata da persone noiose che non sono nemmeno capaci di godersi un giorno di vacanza in santa pace.

Che se non hai il lavoro, il primo maggio almeno non lavorano nemmeno gli altri.

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Ci vorrebbe la neve
novembre 18, 2011

Ciao, Oggi sono veramente stanca. Scrivo mezza sdraiata sul letto, con i vestiti del lavoro addosso, un vago freddolino al quale rimedio mettendo le punte dei piedi sotto al piumone.

Non e’ finita. Ho ancora la palestra e ci devo proprio andare se non altro perché l’ho pagata. E poi ho la riunione del PD che mi fa pensare a quanto sarebbe bello fare parte di un partito di cui si e’ ragionevolmente fieri piuttosto che razionalmente disincantati come oggi, come me.

Ho fatto un bel giro per negozi, le prime vetrine natalizie mi fanno sempre lo stesso effetto da quando avevo 4 anni: un groppo in gola, un sorriso interiore, una canzoncina nella testa… un rimbambimento adorabile che vorrei non finisse mai e che per ragioni consumistiche comincia sempre prima, ma ben venga.

E adesso ci vorrebbe la neve, per convincermi a stare a casa, a infilarmi nel letto sana sana e ad addormentarmi sognando qualcosa di bello, di magico, di mio.

Do ut Des
novembre 16, 2011

Avrei tanto voluto scrivere di Fiorello come pare stiano facendo praticamente tutti ma non ho visto il suo show e anche se lo adoro, Fiorello, non e’ che mi manchi così’ tanto aver saltato questo appuntamento televisivo.

Boh, a volte ci si incarta, si aspetta più’ la critica che l’evento e siccome di critica ce n’e’ davvero tanta, alla fine, per quanti siano i contenuti, sembra sempre tutto troppo poco, mai all’altezza.

Sara’ il periodo. Adesso infatti mi sembra che ci si incarti su parecchie cose. Il lavoro e i soldi ad esempio.

Questo e’ il momento in cui fa un gran clamore la questione dei costi della politica, delle auto blu (che qualche volta sono addirittura Maserati), dei benefit, della mensa, dei barbieri, degli stipendi dei parlamentari e si, concordo: e’ tutto schifosamente esagerato e a fare qualche addizione ti viene da dire “e va bene, prenditi pure il sangue, visto che non ti sazi mai” a uno dei tanti vampiri della RES PUBLICA. Pero’ ora la situazione sta sfuggendo di mano e si rischia di passare ad un assolutismo più’ dannoso per i deboli che per i potenti.

Oggi leggevo su facebook lo status di una mia amica che dava addosso ai sindacalisti, rei di prendersi comunque lo stipendio. Allo stesso modo intorno a me respiro la velata accusa agli amministratori pubblici di prendere le indennità’ (la cosa non mi riguarda perché noi abbiamo rinunciato a inizio mandato) ma io invece credo e -guarda- ne sono fermamente convinta che chi lavora deve essere pagato.

Il gesto che ha fatto il gruppo nel quale sono stata eletta e’ stato un gesto plateale, doveva servire anche a fornire più servizi al cittadino anche se poi i servizi al cittadino non riescono mai a essere sufficienti, pero’ che ora, in contrapposizione allo sperpero di denaro pubblico dell’oligarchia, nasca un’idea assolutistica proporzionalmente contraria non mi sembra giusto.

Si deve lottare perche’ chi lavora guadagni, qualsiasi lavoro si faccia bisogna ricevere una giusta ricompensa e più’ si lavora e più’ si guadagna, e’ giusto così.

A questo proposito volevo segnalare il movimento no free jobs  creato dalla mia amica Cristina Simone al quale aderisco con entusiasmo.

Cristina nella sua pagina difende i diritti di quelli che quasi non sono riconosciuti come “lavoratori” che pero’ invece lavorano e portano avanti una attività’ intellettuale e di ricerca costante: i blogger, i free-lance, ma anche gli stagisti, i dottorandi senza borsa, i praticandi, tutta quella gente sfruttata con la scusa, ogni volta sempre uguale, che la ricompensa e’ il maturamento di un’esperienza.

Con “l’esperienza” non si mangia, non ci si studia, non ci si vive.

 

lavorando – scrivendo
maggio 17, 2011

Sto scrivendo tanto in questo periodo e siccome è un momento strano, un momento in cui non mi va di lavorare, anzi, odio il mio lavoro, ho deciso di praticare una catarsi letteraria buttando giù tutti i cattivi pensieri sul mio lavoro, sui miei colleghi, sugli inizi, su chi non c’è più, su chi vorrei non ci fosse, su chi c’è, sulle liti, sugli equilibri, su tutto quello che mi viene in mente. E sui soldi naturalmente.

Magari ci scrivo un libro, magari, come diceva Tommaso (Marco Cocci) in “ovosodo” di Virzì del suo tema di maturità, “lo mando in esclusiva a Feltrinelli”.

Certo, se voglio farmi qualche nemico questa è proprio la strada giusta…

metti una sera a cena
maggio 6, 2011

mmmm… in tre anni e mezzo che lavoro con loro ci ho pranzato mille volte ma cenato mai. Fino a ieri.

Lo dovevo fare, me ne sono resa conto quando ho realizzato che ero l’unica del gruppo a non sapere una certa cosa che era successa un certo giorno e che era persino durata per un certo periodo. Così mi sono detta, non puoi continuare a lavorarci e basta, queste persone le devi anche vivere un po’.

Ho vinto la pigrizia, ho preparato un borsone e ho colto la prima occasione utile per passare con loro un po’ di tempo e così, ieri, dopo un convegno molto interessante è stato naturale fare una passeggiata, poi un aperitivo, poi una cena, poi un gelato e, in fine, tre o quattro shot di rum e pera.

Mi è piaciuto… E sono stata contenta anche che i miei colleghi abbiano conosciuto un paio di miei amici, che mi abbiano vista e vissuta in un contesto molto extra lavorativo e che abbiano, non so, intuito qualcos’altro sia nel bene che nel male.

Ci voleva, doveva andare proprio così, non avrei saputo immaginarlo meglio. Anche se l’aperitivo è stato scarso, il vino non abbastanza freddo, l’ordinazione delle pizze laboriosa e il karaoke pessimo…. bene così, la perfezione annoia.

Non cambierà niente, gli scazzi tra colleghi ci saranno sempre sul lavoro e io sarò sempre quella più sfuggente, con i miei treni e il mio paesello lontano da raggiungere il prima possibile. Sarò spesso allo scuro di tante cose e se qualcosa accadrà nemmeno me ne accorgerò, sempre presa dai miei tempi stretti e dai miei pensieri, ma sarò anche quella che il 5 maggio del 2011 c’era e s’è bevuta e mangiata tutto quello che era possibile e ha cantato e camminato e ha davvero, davvero, davvero riso tanto insieme a loro.

il quarto stato prende il treno
novembre 4, 2010

A volte, quando mi sveglio e ho ancora le coperte addosso ma il freddo della mattina sta per arrivarmi contro senza pietà, quando guardo fuori ed è ancora buio e so che non mi aspettano altro che treni in ritardo, metropolitane piene zeppe di carne stanca, responsabilità e obbiettivi da raggiungere a tutti i costi e così poche facce amiche allora -quelle volte- vorrei solo addormentarmi e svegliarmi altrove, in un altro posto, un altro momento, con una faccia, una storia diversa o semplicemente lasciar stare la lotta quotidiana per il pane o le scarpe buone. Lasciar perdere, così, come scivola il sapone dopo che l’hai usato e aspettare.

Poi porto le mani ai lembi delle coperte, le tiro giù fino alle ginocchia nude, mi afferro a un filo invisibile e mentre tiro su il busto butto i piedi sul pavimento. Chino la testa e vado a lavorare.

La verità, l’unica che mi viene in mente, è che finché c’è lavoro c’è speranza.

se potessi avere 1000 euro al mese
ottobre 18, 2010

Non devi essere speciale per campare, non devono chiederti l’impossibile in cambio di un po’ di dignità. Oggi leggevo un post su uno dei miei blog preferiti che diceva delle verità amare ma parziali.

E’ vero, in giro si sente parlare di talenti sprecati, di gente sorprendentemente in gamba senza lavoro e tu cominci a dubitare che questa gente non sia solo molto sfigata ma che forse non abbia poi tutte queste qualità. Magari è proprio così, magari ogni tanto, solo per il fatto di avere una laurea e un curriculum panciuto (che ci hai anche lasciato bei soldi nell’istruzione) uno si crede un po’ speciale e così speciali, poi alla fine non si è… ma è così grave e soprattutto è così bizzarro guardare alla propria vita e ritenersi soddisfatti di sé stessi? Dio… che darei io per provare questa sensazione almeno una volta! Dire, “apperò” che donnina che sono! Che vita quasi perfetta mi meriterei… ho fatto i compiti e se non è otto sarà almeno sette e mezzo.

Magari sarà grazie a loro, piccoli megalomani della domenica se prima o poi il lavoro sarà considerato un diritto vero e non solo un “tag” nella costituzione di questo Paese in via di risucchio.

Probabilmente sarà per merito di questi inguaribili vanitosi che le donne un giorno non dovranno più scegliere per forza tra famiglia e lavoro come ci ha da poco mostrato Iacona nel suo “presa diretta” di qualche settimana fa’ intitolato “senza donne”

Valutati di più, ci penseranno gli altri ad abbassare il prezzo” Questo diceva Anton Cechov. Ecco, quanto in basso è finito il nostro prezzo? Se è successo forse la responsabilità è anche di chi non si è saputo valutare abbastanza.

Cosa vuoi fare da grande?
settembre 6, 2008

Rispondere alle lettere di chi cerca conforto o soluzione alle proprie pene d’amore, ascoltare le confessioni morbose di chi ha uno strano rapporto con l’altro sesso, sbirciare nei labirinti delle relazioni altrui e, in fine, dire la propria, senza giudicare o condannare.

Ballerina, astrofisico, maestra, infermiera, veterinaria, attrice, velina… la verità è che se avessi avuto il coraggio di dire la verità, a qualunque età avrei risposto: voglio tenere una rubrica che si chiama “la posta del cuore”. Anche adesso…