una domenica che è un po’ lunedì
novembre 20, 2011

Oggi è domenica e io faccio il pieno di dolci e di cibo poco (o niente) sano, è il giorno più bello  della settimana perché, oltre al fatto che mangio come una sconsiderata, posso rispondere a chi cerca di rompermi le scatole: “dai, è domenica!” cosa che non vale per nessunissimo altro giorno.

Però, e ripeto PERO’, ci sono domeniche un po’ diverse. Domeniche nelle quali ti piazzano riunioni di maggioranza in piena mattinata, le dieci e mezza per la precisione, domeniche fatte apposta per le rotture di scatole, domeniche al contrario in cui dovresti rispondere “dai, è domenica!” a chi cercasse di farti divertire.

Inoltre ho contagiato a Marco l’influenza e oggi lui l’ha ricontagiata a me e anche se credo sia tecnicamente impossibile è proprio quello che è successo.

Forse siamo i primi al mondo. Forse ognuno di noi detiene qualche primato di cui nemmeno è consapevole.

Vado a lavarmi i denti, che è meglio.

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starting monday
maggio 23, 2011

Sarà un lunedì lunghissimo, è iniziato già lungo: un lungo risveglio, un lungo cercare la ciabatta smarrita, un lungo trascinarmi al bagno e lungamente stare lì a fissare un punto qualsiasi del paesaggio fuori dalla finestra mentre cerco un senso, uno spunto, un briciolo di entusiasmo.

C’è un’aria umida e un po’ fresca che non sa di primavera né d’estate, né di altro a dire il vero, ma forse sa di lunedì.

Oggi studio, scrivo, delibero, mi riunisco, nomino… forse sorteggio, mi sbrigo, mi dispero, mi chiedo il perché, come al solito e poi di certo, alla fine, mi rammaricherò di non essere riuscita ad andare in palestra e di aver mangiato troppo.

Un giorno lungo e tipico in mezzo al quale vorrei veder spuntare un arcobaleno di sorpresa, così, qualcosa di bello da portarmi dietro mentre spero di passare ad altro, magari subito a domani.

intanto raduno le carte, sistemo un vestito, apro l’acqua calda, risveglio i muscoli con un paio di sequenze Yoga, allungo, distendo, rilasso, respiro, cerco. Non trovo le chiavi, non trovo le scarpe e più sistemo più è peggio. Così mi siedo e scrivo, scarabocchio fiori di inchiostro azzurri, non rispondo al telefono di casa che tanto non è mai per me.

la finestra è aperta, entra un po’ di sole e un po’ di allergia. Chiudo, faccio avanti e indietro, allungo il brodo di questo giorno lungo, lungo, lunghissimo che è talmente lungo da non essere nemmeno ancora cominciato.