mare
aprile 26, 2013

ieri ero al mare

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una giornata di fine aprile che sembrava una giornata di fine luglio. E tutto quel bel sole, quel rumore stupendo che sa fare il mare solo per invogliarti a perderti nei pensieri più lievi e poi dormire, tutto quello splendore l’ho trattenuto il più possibile.

 

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la vacanza
aprile 5, 2011

Sto per scrivere una recensione su tripadvisor, è un modo per proseguire un periodo terminato o forse un’occasione per dare una mano a qualcuno che prima o poi vorrà farsi una vacanza simile a quella che ho appena trascorso io, alle maldive.

Una vacanza da vip, da ricco rincoglionito panzone, da milanese stressato, da viaggio di nozze in offerta, da sfigato, da strappona, da moglie frustrata di un pezzo di stronzo, da vorrei ma non posso, da esibizionista compulsivo, da … persona banale, da stereotipo respirante, da corpo caldo dall’anima fredda.

Non so perché sto scrivendo con cattiveria di un’esperienza così positiva come quella appena passata, giù, alle maldive. So solo che al tramonto guardavo verso occidente con un occhio inquieto che bramava di essere altrove, persino a casa. Eppure amavo la mia palma, quella palma da cocco che ormai chiamavo nei miei pensieri “palma da turista”. La palma sotto cui riparare nelle ore più calde, quella che ora apparterrà ormai a qualcun altro. E amavo il mio pezzo di spiaggia, quella spiaggia bianco-raggiante e quel mare caldo come non ne troverò mai più e quelle sere al pontile a guardare i volteggi poderosi delle mante e ad emozionarmi per la vicinanza fisica oscura e minacciosa di squali che, per quanto piccoli, sono pur sempre squali. Quelle sere nell’isola senza luna mi mancano già. Perché parlo con cattiveria di quella gente che era lì come me? Gente di cui ho fatto ritratti impietosi anche se in realtà non ne so niente e da cui non ho ricevuto altro che gentilezza e persino un buon libro di Sepulveda. Sono un’ingrata e sono una superficiale? Si.

Intanto qui piove, moltissimo piove e forse è meglio così, è un po’ come se il sole fosse rimasto dall’altra parte del mondo insieme al caldo e alle dolci abitudini della vacanza.

La colazione, la passeggiata, il bagno, la lunga lettura, il pranzo, il riposo, di nuovo un bagno, una passeggiata, l’ora di ginnastica, la cena e il pontile, ogni giorno, ogni sera, sempre confortevolmente identici gli uni alle altre, fino a ieri.

E’ che ciò che amo è confrontarmi con la civiltà più che con la natura, mettermi a disposizione di un sentiero più che di un orizzonte oltre cui non vedo che mare, per quanto di un blu struggente.

Non sono incontentabile, ma ognuno di noi ha le sue emozioni preferite e io ho le mie.

Allora grazie, grazie a quello che mi ha dato questa vacanza… che però non chiamerò mai “viaggio”. E tu, che sei sotto la mia palma, dille che l’ho vissuta con amore e gratitudine infinita, quella che si deve ad una amica insostituibile e paziente, tu che cammini al tramonto su quella spiaggia bianca, fai attenzione, come facevo io, a tutta la piccola vita brulicante che si nasconde nei gusci di conchiglia, saluta il vecchio e saggio “Intrepido” che volava sulla nostra spiaggia e restava fermo per ore a meditare sulla riva del mare. Tu, che ora sei al mio posto, goditi quei milioni di stelle e non smettere di ricordare la luna.

malincoazzurro
aprile 18, 2010

Facebook è il posto dove discuto con la gente e mi mantengo allegra, qui invece sono libera di deprimermi in pace e scrivere, gridare se voglio, che un fine settimana con la pioggia non è un vero fine settimana, che quello appena trascorso, ad esempio, non mi sono nemmeno accorta di averlo vissuto.

E poi ho ancora il jet-lag e una settimana fa ero dall’altra parte del mondo a prendere il sole a quest’ora e avrò il diritto di starci un po’ male.

Sento ancora il dondolio del catamarano nelle orecchie, stanotte ho sognato di stare in mare. Sento ancora la sabbia sotto i piedi e per la verità ne ho ancora una manciata nella borsa, infilata nelle pagine del libro che ho letto laggiù, nella tastiera del telefonino, nel portafogli e davanti agli occhi, quando guardo le lenti scure degli occhiali da sole, graffiati da giorni e giorni di relax e di lasciar perdere.

La gente è nera nei miei sogni, ha sorrisi enormi, è poco vestita e arriva dopo la musica, dopo un canto, dopo un’onda. Mi è rimasta nel cuore quella sabbia, quella spuma. Mi è rimasto un soffio di vento, il profumo d’abisso, il volo degli uccelli al tramonto, il sapore del mango, la soddisfazione della notte che si sdraiava piano sul sole.