Tutto molto semplice
dicembre 7, 2012

Ed e’ proprio così, e’ tutto un rincorrersi perpetuo tra chi insegue e chi si fa inseguire. Poi spesso i ruoli si invertono e il divertimento comincia oppure finisce. Ci adattiamo, come finiamo per abituarci ad un freddo improvviso, basta coprirsi quando fa freddo, no? o magari spogliarsi quando fa caldo, tutto molto semplice. Però qualcuno invece non si rassegna, qualcuno che non ha mai accettato le sconfitte o che ha creduto di non poter vincere mai più. Un cuore talmente fragile che gli è bastata una notte di gelo per non battere più. Dino, 40 anni, una vita quasi normale alle spalle, tanto che aveva un viso liscio liscio che di anni gliene avresti dati forse la metà. E’ morto ieri dopo un anno passato cercando di affogare i propri fantasmi nei cartoni di vino a poco prezzo comprati alla conad della stazione.
C’è una donna da qualche parte ora che lo sta ricordando, forse avverte un vago sentore di rimorso per essere andata via quel giorno, ma ne sono certa, lo rifarebbe mille volte. Probabilmente lo rivede con la tuta da lavoro sporca e quel sorriso che doveva essere malfermo già allora. Lo ricorderà così per sempre anche un bambino castano con gli occhi verdi, “un bambino fortunato, perché somiglia alla mamma”, così mi aveva detto Dino una di quelle volte che mi aveva parlato insieme al suo amico Gianni… L’amico che e’ venuto ad aspettarmi al binario per darmi la notizia. Ma chissa’, e’ piu’ probabile che mi abbia incontrata per caso e chissà poi se era tutto vero, chissà se vedendomi quel giorno Dino aveva solo voluto regalarmi un racconto -triste- ma solo mio.
Ecco, ora siamo arrivati alla fine della storia in ogni caso.

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tanto non dormo da giovedi’
novembre 16, 2011

Adesso parlavo con Stella via e-mail… Si e allora? Le parlavo, perché’ quando vedo scritte le sue parole la sento che le dice, sento il salento, il fumo delle sue sigarette, il pigiama con i buchi, gli occhi appiccicati di sonno e una tazzina di caffe’ che rimugina sul tavolo atterrita, che prima o poi una sigaretta o due finiranno li’ dentro.

Le dicevo di quel Toni Patruno di cui sentivo parlare quando lei era alla facoltà’ di architettura e poi le parlavo di questo e quello e di mio zio, morto così’… e poi in mezzo a cose tanto grevi io prendo e mi metto a ricordare una sera di un milione di anni fa in cui me ne andai alla fermata di cinecitta’ ad aspettare un figo da paura che mi avrebbe riaccompagnata a casa non prima di avermi fatto trascorrere momenti piacevolissimi.

Con un po’ di impegno sento il profumo di quella notte fredda e le luci della strada che illuminavano e accendevano davvero tutto intorno a me.

Non capisco il perché’, non so cosa c’entri, forse ho solo voglia di andare avanti e cercare uno spunto nella memoria che mi dica che nella vita, oltre che farsi il culo e piangere, qualche volta ci si diverte pure.

E cosi’ sia.

ciao
maggio 20, 2011

Io ho 34 anni, quasi 35, sono tanti. Pochi rispetto all’eternità ma tanti rispetto alla storia della mia famiglia. E’ evidente perché piano piano ne sto vedendo scomparire tutti i componenti.

Sono stata fortunata a conoscere la mia bisnonna, ricordo che da piccola trovavo normale averla tra noi, in seguito capii che molti dei miei coetanei non avevano mai conosciuto i nonni dei loro genitori. I miei nonni sono andati via uno dopo l’altro, non sono mai stati bisnonni. Mio padre, gli zii… e poi i parenti che ti dicono “eh, ormai ci vediamo solo ai funerali…” Solite cose, soliti vestiti. Non ho mai vestiti adatti per queste cose, sono sempre troppo scollati, stravaganti o colorati.

E’ avvilente ma la seconda cosa a cui penso quando qualcuno muore è cosa potrò indossare al funerale. La prima è che il tempo che passa mi sta schiacciando.

e giuro che non fumo marijuana
gennaio 30, 2011

E’ successo qualche giorno fa ed ho aspettato un po’ prima di scriverci su. Il fatto è che quando si guarda la morte in faccia non la si vede mai troppo bene – credo – fino a quando non è davvero ora di vederla.

Andavo a prendere il mohel della comunità ebraica romana, l’appuntamento era all’uscita del casello dell’autostrada ed ero quasi arrivata sana e salva quando, per colpa di una mia distrazione, ho rischiato che una macchina mi travolgesse in pieno.

Spesso sento dire che in pochi secondi si vede scorrere il film della propria vita, per me non è stato così, io ho visto… o forse immaginato, ma in maniera nitida e assolutamente realistica il futuro di chi sarebbe rimasto. Intanto la macchina, distrutta da parte a parte, sventrata proprio dal lato guidatore, con me finita chissà dove in quale prato e mia madre, con una figlia morta e… senza più nemmeno un’automobile sulla quale contare. Giuro, ho pensato anche a questo. Il funerale da “ordinare” i manifesti del comune e il mio corpo che non è ancora possessore di un loculo.

Si, lo so che è macabro e forse stupido eppure io ci ho pensato ed è successo tutto nel breve periodo che mi è servito per frenare bruscamente e all’altro per evitarmi… con un una o due bruttissime parole immagino. E dopo, tanto lo sgomento e la sorpresa di aver evitato l’inevitabile, ho cominciato a pensare di poter essere in realtà morta sul colpo e di aver continuato a credere di essere viva come in un limbo prima di capire o di trovarmi di fronte alla realtà. Troppi film forse, troppi libri… troppa paura.

Io ho paura della morte, ho paura dell’aereo, della macchina, del treno, delle malattie, ho paura delle parole, ho paura del dolore… Ho paura un po’ di tutto che non significa come succede spesso non aver quindi paura di niente, significa aver paura punto e basta e – appunto – farsi bastare qualche piccola certezza e quella aggiunta di coraggio che serve per uscire allo scoperto di tanto in tanto.

Ipocondria, codardia o pudore della vita che è una cosa grossa… Chiamalo come ti pare quello che ho, giudicami come vuoi.

Se quel giorno sono rimasta viva però, invece di levarmi dai piedi, forse qualche cosa vuol dire, forse un motivo c’è.

Ciò che succede, poi, serve perché la morale non è solo alla fine delle favole, ma anche in mezzo alle nostre storie.

La lezione che ho imparato esige attenzione e se dovesse succedere un’altra volta e andare male… spero solo di non pensare più a mia madre

uno, due
ottobre 21, 2010

Io ogni tanto sorrido anche quando accade qualcosa di brutto, di tragico. Cioè, dopo un primo momento (il tempo di contare uno e poi due) io a volte sorrido… magari di sghembo. Un sorriso idiota, lo riconosco ma mi scappa.

Eh si, c’è del beffardo nella vita. Sempre. E una punta di cinica ironia in un lamento, nel pianto forsennato di qualcuno. Non parlo di quelle scivolate indolori sulle bucce di banana, della cui visione ormai siamo assuefatti grazie alla TV, parlo di tragedie vere, insieme alle quali arriva anche il ridicolo della scompostezza e del surreale e anche, perché no, dell’imprevisto.

Sorrido inopportunamente ma è una via di fuga della mente, è l’ostinazione di uno spirito pavido, a voler vedere qualcosa di diverso dalla bruttezza pura e semplice del dolore, degli altri o del proprio.

Sorridere, così, allontana la paura del presente e del futuro… almeno per un attimo, il tempo di contare uno e poi due

intermittenze
giugno 19, 2008

In un paesino americano (Gloucester, Ma) 17 sedicenni stringono un patto: niente anticoncezionali, rimaniamo incinte insieme e insieme cresciamo i nostri bambini, è l’unico modo per sentirci amate incondizionatamente in questo mondo dove nessuno ti fa mai una carezza senza volere qualcosa in cambio.

In un paesino del Galles (Bridgend) i ragazzi prendono una corda e si impiccano uno dopo l’altro da 18 mesi. Hanno, anzi avevano tra i 15 e i 27 anni.
Nel Galles forse hanno pensato che nessuno, probabilmente nemmeno un figlio, potrà mai amarti incondizionatamente.