L’otto marzo
marzo 8, 2013

Anche se lui non c’è più da molti anni, se chiudo gli occhi ancora vedo mio nonno entrare dalla porta della nostra vecchia casa, l’otto marzo, con un enorme mazzo di mimose e primule per mia nonna, per mia madre e per me. Potrei non amare questo giorno? Auguri a noi donne e… grazie nonno.. per sempre.

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Just Home
novembre 24, 2011

Casa mia.

Che dolcezza che c’è in questa frasetta, in questa immagine che ognuno vede come vuole.

C’è una poltrona da dividere in tre, ci sono le piantine di spezie sul balcone, c’è la bolletta della luce nel vuota tasche, oppure magari ci sono sei bagni, una piscina, una sauna e la palestra.

Ognuno ha la sua idea, ognuno ha la sua casa, il suo mondo.

Io ho passato metà della mia vita ad aspettare di trasferirmi nella “casa grande”, nella villa che i miei genitori sognavano e che ho visto nascere fin dalle fondamenta. Ci hanno messo anni e alla fine abbiamo impacchettato le nostre cose e ce ne siamo andati ma ho capito una cosa: io in realtà non volevo andare via, non ancora. Abbiamo lasciato gli appartamenti contigui nei quali vivevamo con i nonni, li abbiamo divisi e affittati, lasciati ad altra gente.

Poi però i miei nonni sono morti, mia madre, mio padre e io ci siamo allontanati, complici tre piani di casa per tre persone, loro hanno cominciato a farmi soffrire, io ho cominciato a far soffrire loro e la nostra è stata per lo più una storia triste, bisogna riconoscerlo.

E mai come ora sono certa che la maggior parte della felicità che ho provato nella vita l’ho provata nei minuscoli appartamenti di Via Guglielmo Marconi.

Ci sono cose che mi tengono legata alla casa in cui vivo attualmente, come le estati passate sul muretto qua davanti con gli amici, le grigliate di pesce che ci facevamo in giardino quando la casa era ancora un mucchietto di legno e di cemento armato, le serate passate a spiare dalla finestra la macchina di Marco che non arrivava mai mentre il trucco scivolava via in qualche lacrima di insicurezza.

Le salatissime bollette del telefono con i primi fidanzati, il computer e le prime chat quando parlare con uno sconosciuto che alla fine sarebbe rimasto tale sembrava il più poderoso manifesto di libertà al mondo.

Eppure l’idea di tornarmene lì giù, in quel buco piccolo con una finestra affacciata su un muro di rose mi riempie l’animo di gioia.

Forse è l’illusione di poter tornare indietro nel tempo o la sensazione di poter ricominciare da capo.

O forse è il solito capriccio di una incorreggibile indecisa.

 

se solo esistesse l’aggiustacose temporale
novembre 21, 2011

C’erano quei giorni che tornavi da scuola, facevi i compiti e alla sera ti restava il tempo per i cartoni prima del telegiornale, quando c’era una televisione sola e il TG era una cosa sacra.

C’erano quei giorni, per noi che siamo stati piccoli quando il tempo pieno e le attività extrascolastiche non esistevano e quel tempo, tra i compiti e il TG era bellissimo.

Non è che io abbia particolarmente amato la mia infanzia, sono stata sempre una piccola adulta, il problema dei piccoli adulti è che non crescono mai davvero.

Comunque ci sono dei ricordi, c’erano dei momenti… come posso dire, magici, che anche allora riconoscevo come tali.

La mezzoretta prima del pranzo, per esempio,  quando mi mettevo a disegnare aspettando che fosse pronto in tavola e aspettare non mi pesava perché mangiare non mi piaceva particolarmente. Altri tempi.

La TV del dopocena quando io, mamma e papà ci mettevamo seduti tutti insieme sulla stessa poltrona.

I pomeriggi passati ad imparare le poesie, mi piacevano le poesie e – sembra assurdo – mi piaceva recitarle.

La mia stanza dei disegni, l’albero di Natale, il carnevale.

Se solo si potesse avere il modo di rivivere quelle sensazioni. Se solo esistesse una macchina del tempo.

Una macchina del tempo per aggiustare le cose, magari non proprio tutte ma qualcosa almeno.

Magari…

tanto non dormo da giovedi’
novembre 16, 2011

Adesso parlavo con Stella via e-mail… Si e allora? Le parlavo, perché’ quando vedo scritte le sue parole la sento che le dice, sento il salento, il fumo delle sue sigarette, il pigiama con i buchi, gli occhi appiccicati di sonno e una tazzina di caffe’ che rimugina sul tavolo atterrita, che prima o poi una sigaretta o due finiranno li’ dentro.

Le dicevo di quel Toni Patruno di cui sentivo parlare quando lei era alla facoltà’ di architettura e poi le parlavo di questo e quello e di mio zio, morto così’… e poi in mezzo a cose tanto grevi io prendo e mi metto a ricordare una sera di un milione di anni fa in cui me ne andai alla fermata di cinecitta’ ad aspettare un figo da paura che mi avrebbe riaccompagnata a casa non prima di avermi fatto trascorrere momenti piacevolissimi.

Con un po’ di impegno sento il profumo di quella notte fredda e le luci della strada che illuminavano e accendevano davvero tutto intorno a me.

Non capisco il perché’, non so cosa c’entri, forse ho solo voglia di andare avanti e cercare uno spunto nella memoria che mi dica che nella vita, oltre che farsi il culo e piangere, qualche volta ci si diverte pure.

E cosi’ sia.

Yo tambien
maggio 25, 2011

Luca mi prende in giro, dice che non ne può più di sentirmi parlare del cammino di Santiago e invece c’è qualcuno che mi conosce che neppure ancora lo sapeva che avessi fatto il cammino. Ieri mattina avevo accennato a Valentina del cammino credendo che sapesse della mia avventura di tre anni fa e invece ne è stata sorpresa e ha voluto sapere tutto.

Naturalmente sono stata felice e sono felice che non tutti siano come Luca….

Le ho raccontato della partenza, delle fatiche del viaggio e dell’arrivo scoppiettante con Mattia e il suo bordone poderoso.

Valentina mi riempiva di domande e io mi beavo nel darle risposte ricordando ogni singolo particolare della mia grande avventura.

Poi ad un certo punto, quando da un’oretta non ci pensavamo più, ecco che spuntano due uomini vestiti con un saio marrone con davanti stampata una grossa croce di San Giacomo.

Sembravano venuti dal medioevo, sembravano comparse di un film o chissà chi erano santo cielo, mi piacerebbe saperlo!

In ogni caso è singolare che ci fossero e che fossero lì proprio ieri, davanti a noi.

Come se non bastasse ecco che Mattia ieri sera si fa vivo dopo mesi e mi parla proprio della nostra trionfale entrata a Santiago. Quando gli ho raccontato quanto appena detto anche a te, blog, Mattia mi ha risposto una sola cosa: “non esistono coincidenze”.

Ma sarà vero? Perché allora poi bisognerebbe dare peso e un senso ad ogni cosa e si finirebbe per impazzire……

Anche io, soprattutto io.

l’allarme interno
novembre 6, 2010

Molte cose le dimentico, perchè a più di trent’anni hai già vissuto tanto e hai visto posti, abitato stanze, conosciuto gente e provato ad amare tante volte, quindi dimentico perché ho bisogno di spazio a discapito delle stanze che non abiterò più, dei posti che ho già visto e della gente che non amerò mai. Molte cose le dimentico, le chiavi, il telefono, i libri, il portafogli e magari le perdo temporaneamente e per sempre a seconda dei casi.

Tante cose però,certi ricordi,  mi rimangono appiccicati come francobolli alle buste da lettera,  hanno una consistenza gommosa e un allarme interno che trilla quando è ora che tornino alla mente.

Non mi fa sempre piacere ricordare. Per esempio so con precisione chirurgica dove ero oggi l’anno scorso e cosa pensavo, quali aspettative avevo sulla serata e ricordo tutte le lacrime versate nella notte.

Non mi fa affatto piacere ricordare. Così bene, così intensamente e non poter pensare che è tutto passato… perchè é troppo vicino e reale ed ero troppo sola per affrontare tutto.

Non mi fa bene ricordare, dovrei solo camminare a testa alta e salutare con la mano i nuovi giorni, le nuove splendide opportunità. Ma ogni volta che lo faccio, dietro l’opportunità si cela un tranello.

La vita è bella, è vero, ma solo per pochi momenti.