Archive for maggio 2009

diario di bordo 28/05/09 la valle, colleone, cuor di leone
maggio 29, 2009

Mi stringono la mano, perché sono una brava ragazza dicono, forse persino migliore di quanto credessero e questo perché parlo dei miei sentimenti come se in fondo appartenessero a tutti. In realtà ho il terrore di essere sempre approssimativa. Anzi ho la certezza di esserlo.

Dentro questo corpo c’è un’anima che impazzisce di mille emozioni e più mi convinco di essere forte e meno ci credo. Avevo sempre creduto di non essere come lui e invece…

 

Questa è una notte che avrebbe dovuto già essere finita. Una notte umida e malinconica.

Il mio microfono sfumava nell’eco della valle, quello degli altri rimbombava contro le rocce di S. Martino, in mezzo tutto il resto; un paese ancora sveglio, in bilico tra lucciole e anabbaglianti.

 

Chi mi conosce lo sa.

Chi mi conosce sa quanto sia difficile per me parlare e persino pensare a certe cose. Chi mi conosce sa che stasera non sono tranquilla.

 

Gli altri invece sono liberi di credere che tutto si risolva dopo una scelta. Io ho scelto di provare la mia esperienza politica ed era pacifico che la figura di mio padre sarebbe stata terreno fertile per ogni parte. Non fa una piega ed io non aggiungerò molto.

 

Soltanto che ne faccio una questione di opportunità e di sensibilità, forse potrei anche scomodare la classe.

 

Ne faccio una questione di principio, perché certi ricordi sono solo miei.

Ne faccio una questione di valori perché la sua è stata una vita troppo preziosa per agitarla oggi come uno spauracchio.

 

Vorrei solo far volare un aquilone per il sorriso di quel bambino che oggi ci guardava da sotto il palco testimoniandoci in carne ed ossa il volto felice della speranza.

 

Domani mi sveglio presto come al solito, ma stanotte spero di sognare una stretta di mano che da troppo tempo non ho più e che mi manca… Chi mi conosce lo sa

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Diario di bordo 23-24/05/09
maggio 25, 2009

Lo facciamo? Vogliamo? Possiamo? Che paura quando arriva qualcuno a risponderti “si” senza esitazioni perché il coraggio degli altri – spesso – è il tuo timore più grande.

Una iniziativa così grande in così poco tempo e il rischio di giocarsi tutto. Eppure, mi dice una voce lontana, hai deciso di rischiare tutto già tanti mesi fa, ad ogni sfida d’ora in poi la risposta sarà “si”.

Questa esperienza – la prima da protagonista – la più intensa e spericolata, mi sta suggerendo spunti inaspettati ma chiarissimi che riguardano la collettività, la sua forza, il suo pensiero unico.

Il pensiero unico della folla, oggi appoggia noi.

Ho sognato l’onda, ma non avrei mai sperato di vederla un giorno e di sentirla sotto i piedi.

La piazza si riempie senza esitazioni, senza lasciarci nemmeno per un minuto con l’incertezza di restare soli. La piazza diventa un fiume in piena di maglie colorate, di pettinature raccolte, di bambini che si rincorrono tra le gambe dei genitori, di adolescenti che flirtano un po’ in disparte e si ride, si ascolta, si mangia, si beve, si ascolta e si parla e si ascolta e io ascolto ancora e ancora adesso il brusio della gioia, il chiasso della festa.

E’ questo che vuole la gente migliore: gioia di vivere, partecipazione, esserci in qualche modo e rispondere.

Ancora non so come, ancora non so con quanta forza ma so che sono parte di questa cosa grande.

Nella confusione generale io mi vedo in piedi con un bicchiere d’acqua in mano, sola per un attimo ed il resto della folla davanti agli occhi e non è felicità quella che sento ma senso di responsabilità.

Restano con noi dopo averci ascoltati, non raccolgono le loro cose, sazi di panini e birra ma restano con noi e chi potrebbe dire che questa non è una vittoria?

E il giorno dopo mangio due spiccioli di pasta masticando pensieri fino alle 18.30, quando dirò alla gente quanto sono felice di aver fatto la scelta che ho fatto.

Diario di bordo 18/05/09
maggio 20, 2009

Quella di domenica è stata una giornata importante. Una domenica iniziata di sabato quando, seduti sulle sedie di plastica bianche di un bar vuoto, decidevamo per sommi capi cosa sarebbe successo.
Dunque avrei parlato alla piazza… io.
Il fiato si faceva all’improvviso sempre più corto. Cosa dire e come??
Guardare dritto infondo alla propria coscienza e buttare giù qualcosa, succeda quel che succeda.
In una giornata calda e assolata come poche, all’improvviso viene giù uno scroscio di grandine. Manca 1h al comizio e io sono sul mio letto a trascrivere furiosamente il mio discorso a mano, perchè la stampante ha deciso di abbandonarmi; I brutti segni non mancano.
Io però sono stranamente tranquilla, tutta immersa nelle parole che dovrò dire. Poi arriva l’ora di andare e mia madre mi saluta con l’aria di chi accompagna un condannato a morte per l’ultima volta prima di vederlo attraversare il miglio verde.
Ormai non piove più e al circolo ci sono già tutti. Nessuno di loro parla, ripassano concentrati ognuno con lo sguardo fisso sui propri fogli.
Quando vedo Roberto, anche lui piegato su una risma di carta scritta fitta fitta gli chiedo: “Roberto, oggi leggerai?”
La sua risposta è lapidaria: “Si, leggerò, oggi non si può steccare”.
Mi sale un nodo in gola “non si può steccare” Non si può correre il rischio di sbagliare e quindi nemmeno io devo sbagliare.
Intanto la piazza piano piano si riempie e io invidio quella gente che è arrivata soltanto per divertirsi mentre io invece friggo nelle mie scarpe col fiore rosa, mi tormento l’orecchino e i capelli impazziti.
Marco Marzilli prende la parola, chissà quante sigarette ha fumato oggi? La sua voce è calma ma accende la folla.
Poi mi annuncia e evidentemente tocca a me.
Faccio un paio di passi in avanti, guardo la testa arancione del microfono e le dico “eccomi”.
Mi trema la voce, mi tremano le gambe, voglio leggere i fogli che ho in mano ma non ci riesco, mi sfuggono e così inaspettatamente le parole arrivano da sole.
Guardo le facce della gente, quella stessa gente che mi vede camminare o fare la spesa ogni giorno. Guardo quelle facce e penso “è ora che sappiano qualcosa di me” Un po’ in disparte mia madre piange seduta su un muretto, forse anche lei sta imparando qualcosa di nuovo su di me.
Ora capisco cosa intendeva Roberto con “non si può steccare” Non si può non arrivare dritti all’anima delle persone… Bisogna che sappiano qualcosa di noi.

Arrivano gli applausi, le strette di mano e le congratulazioni degli altri candidati.
Parla Lucio Simonelli, poi Emanuele con i suoi modi spicci e quel suo snocciolare numeri, parlano Annalisa e Gianfranco in tandem e poi Roberto.

La gente ci investe, ci abbraccia, ci stringe forte forte.
Speriamo che non smetta mai.

alta frequenza
maggio 1, 2009

Si, ti penso spessissimo. Ti ho pensato oggi mentre aggiungevo aceto balsamico all’insalata e se non ti ho chiamato subito è perché il sale si è sciolto nell’olio come neve su una strada bagnata.

Ti penso spessissimo e ti dimentico altrettanto spesso con la frequenza che hanno i battiti del cuore. Del cuore di un gatto.

Ti ho dimenticato con la lattuga tra i denti, ti ho ricordato perché mi mancavi come il pane.

Ti ho scordato perché ero sazia di te, sazia di tutto.

Mi sei venuto in mente, per esempio, proprio ieri quando non trovavo le chiavi della macchina e ti ho dimenticato perché me lo avresti rimproverato.

Ti penso spessissimo tra la notte e il giorno, ti  dimentico perché così va il mondo.