Archive for maggio 2011

maschi contro femmine
maggio 30, 2011

2011, io che ero affezionata a trascinare nella bocca quel lungo millenovecento e un po’ non mi abituo ancora a infilare lo zero tra le cifre e il due lì, davanti a tutto il resto.

E appunto per questo, blog, dico che è passato tanto tempo da quando cominciavo a chiedermi che rapporto c’è tra uomini e donne al di là del sesso, quali fossero le differenze e se ce ne fossero poi.

E cominciavo a leggere, cominciavo ad appassionarmi a quei climi di fermento di certi anni in cui il mondo cambiava per sempre. I manifesti, le assemblee e i ragazzi, tutti insieme maschi e femmine che stavano facendo la rivoluzione culturale che come primo indizio di rinascita testimoniava la parità di diritti e la vicinanza anche fisica con le donne, l’intimità, la somiglianza nei costumi e nell’abbigliamento… Evviva.

E quei ragazzi non ricusavano le differenze ma azzeravano i privilegi, rinnegavano la superiorità degli uni e la sottomissione delle altre. La prossimità sessuale, chiamala pure promiscuità aveva un senso allora, era un fatto di piacere, ma anche di cultura.

blog Oggi, io faccio parte di un gruppo di coppie che quando si siede a tavola si divide, i maschi da una parte e le femmine dall’altra, faccio parte di un gruppo in cui si organizzano cene alla quali noi donne non siamo ammesse. Oggi blog, io frequento una palestra il cui proprietario allestisce cene a base di pecora per soli maschi.

E io mi chiedo, blog, che male ho fatto?

Perché ad un certo punto credo che forse la colpa sia anche di noi donne che non sappiamo dare un contributo, che non sappiamo lottare per le attenzioni che meritiamo e per la posizione che ci compete… perché non è che i nostri compagni siano questi grandi campioni di personalità.

E’ una questione di principio e la cosa mi manda talmente in bestia che, credimi, spesso ho voglia di abbandonare la tavola, gli amici, la palestra. Ma passerei per matta… e allora…..

che tristezza.

alla frutta
maggio 27, 2011

L’avrai capito che sono alla frutta, che mi trascino al lavoro e che penso di non saperlo più fare. L’avrai capito che scoppio dalla voglia di cambiare tutto: casa, lavoro, città. L’avrai capito che mi trovo al bivio da troppo tempo e non so che pesci prendere e in quale direzione andare. Nel frattempo, di ogni settimana aspetto la fine, quel sabato liberatorio sperando di non avere impegni e di godermelo tutto dall’inizio alla fine e la domenica mattina, così bianca, così vuota, così unica.

Te l’ho già detto che il mio giardino non è mai stato così bello? Si, camminare su quell’erba morbida e verde, salire e scendere dal pendio docile che circonda la casa, accarezzare i rami delle piante, riempirsi gli occhi dei colori dei fiori, farsi guidare dalle code entusiaste dei cani che fanno a gara tra loro per essere i più vicini a me. Incontrare lo sguardo dei gatti, così abbagliante e sfuggente, così affascinante.

Stasera Marco ha una cena e io un’altra, le mie scelte ci dividono ancora, non basta la politica, sono anche vegetariana. La verità potrebbe essere che cerco di essere complicata per risultare interessante almeno un pochino. O che cerco di autodenigrarmi prima che lo faccia qualcun altro.

Ho acceso la luce, ho aperto la finestra, entrano le zanzare, mi pungono e quello che è fatto è fatto.

Anger Never Dies
maggio 26, 2011

“la rabbia non muore mai, è parte della vita, è parte di te”. Così recita il testo della canzone degli Hooverphonic, una canzone che è di una melodia così dolce, così bella che non lo diresti mai che parla di rabbia, di lacrime, di dolore, degli autunni della vita.

Il video non mi piace, non ha senso, non ha storia, non ha nemmeno ritmo, ma la musica mi ha rapita e mi ha spinta a cercare quale fosse il titolo e chi ne fosse l’autore perché le radio a volte ce l’hanno questo difetto, fanno passare un pezzo mille volte ma in qualche modo a te che ascolti può sfuggire di chi sia.

La rabbia non muore, la proviamo sempre, ogni volta. Spesso non dimentichiamo, spesso la proviamo prima che qualcosa accada solo perché immaginiamo che possa accadere. La rabbia non muore, solo, il fuoco si placa e, a freddo, riconosciamo che è così che va, è difficile che vinciamo una partita in questa vita, ci tocca accettarlo.

Lo sa bene anche una come me, che apparentemente non perde mai la calma, che sta buona e che piange di nascosto.

Lo so bene io, che non dimentico, che non sorrido mai davvero, che temo spesso e temo tutto.

Lo so.

Anger Never Dies

Yo tambien
maggio 25, 2011

Luca mi prende in giro, dice che non ne può più di sentirmi parlare del cammino di Santiago e invece c’è qualcuno che mi conosce che neppure ancora lo sapeva che avessi fatto il cammino. Ieri mattina avevo accennato a Valentina del cammino credendo che sapesse della mia avventura di tre anni fa e invece ne è stata sorpresa e ha voluto sapere tutto.

Naturalmente sono stata felice e sono felice che non tutti siano come Luca….

Le ho raccontato della partenza, delle fatiche del viaggio e dell’arrivo scoppiettante con Mattia e il suo bordone poderoso.

Valentina mi riempiva di domande e io mi beavo nel darle risposte ricordando ogni singolo particolare della mia grande avventura.

Poi ad un certo punto, quando da un’oretta non ci pensavamo più, ecco che spuntano due uomini vestiti con un saio marrone con davanti stampata una grossa croce di San Giacomo.

Sembravano venuti dal medioevo, sembravano comparse di un film o chissà chi erano santo cielo, mi piacerebbe saperlo!

In ogni caso è singolare che ci fossero e che fossero lì proprio ieri, davanti a noi.

Come se non bastasse ecco che Mattia ieri sera si fa vivo dopo mesi e mi parla proprio della nostra trionfale entrata a Santiago. Quando gli ho raccontato quanto appena detto anche a te, blog, Mattia mi ha risposto una sola cosa: “non esistono coincidenze”.

Ma sarà vero? Perché allora poi bisognerebbe dare peso e un senso ad ogni cosa e si finirebbe per impazzire……

Anche io, soprattutto io.

ma che giorno è?
maggio 24, 2011

Caro blog, stanotte ho sognato di vivere una vita intera, la mia, anche se non ero io davvero. Ho sognato l’infanzia, la gioventù e la vecchiaia di una donna che non ero io ma della quale sentivo speranze e delusioni come fossero le mie. Gli amori sfumati, le gelosie, i rimpianti, le piccole gioie, le risoluzioni, i gesti di solidarietà verso chi l’aveva fatta soffrire, la forza e l’umanità.

Mai successo prima… Un sogno così complesso, così ricco e intenso. Forse ho dormito per un mese e non lo so….

starting monday
maggio 23, 2011

Sarà un lunedì lunghissimo, è iniziato già lungo: un lungo risveglio, un lungo cercare la ciabatta smarrita, un lungo trascinarmi al bagno e lungamente stare lì a fissare un punto qualsiasi del paesaggio fuori dalla finestra mentre cerco un senso, uno spunto, un briciolo di entusiasmo.

C’è un’aria umida e un po’ fresca che non sa di primavera né d’estate, né di altro a dire il vero, ma forse sa di lunedì.

Oggi studio, scrivo, delibero, mi riunisco, nomino… forse sorteggio, mi sbrigo, mi dispero, mi chiedo il perché, come al solito e poi di certo, alla fine, mi rammaricherò di non essere riuscita ad andare in palestra e di aver mangiato troppo.

Un giorno lungo e tipico in mezzo al quale vorrei veder spuntare un arcobaleno di sorpresa, così, qualcosa di bello da portarmi dietro mentre spero di passare ad altro, magari subito a domani.

intanto raduno le carte, sistemo un vestito, apro l’acqua calda, risveglio i muscoli con un paio di sequenze Yoga, allungo, distendo, rilasso, respiro, cerco. Non trovo le chiavi, non trovo le scarpe e più sistemo più è peggio. Così mi siedo e scrivo, scarabocchio fiori di inchiostro azzurri, non rispondo al telefono di casa che tanto non è mai per me.

la finestra è aperta, entra un po’ di sole e un po’ di allergia. Chiudo, faccio avanti e indietro, allungo il brodo di questo giorno lungo, lungo, lunghissimo che è talmente lungo da non essere nemmeno ancora cominciato.

una strana domenica di guerra e pace
maggio 22, 2011

Caro blog, oggi ti scrivo dal mio giardino. Sono seduta sul gradino del portico e qui, accanto a me c’è una gatta, mamma da un giorno, che accudisce i suoi quattro figli fidandosi solo dell’istinto e un po’ di me.

Li aveva partoriti sul divanetto di finto banano e poi – chissà come – un paio erano caduti e un’altra era finita sul prato senza che lei sembrasse sapere cosa fare, così li ho raccolti e li ho radunati accanto a lei. Ancora una volta le è capitato di perderli mentre li spostava dentro un vaso, così l’ho aiutata ancora, forzandola a raggiungere i piccoli e a stare con loro e dopo qualche prova e qualche incertezza tutto è andato a posto.

Ora è qui che socchiude gli occhi e fa le fusa, lecca i piccoli e allunga una zampina verso di me accarezzandomi la mano, strofinando il muso sul mio ginocchio.

Se non fossi arrivata al momento giusto o se solo avessi pensato che la natura dovesse fare il suo corso ora quei gatti sarebbero morti e tutto quell’amore sarebbe andato sprecato.

Forse è proprio questo il senso; La natura fa il suo corso quando non si impedisce all’amore di nascere e crescere, quando si fa tutto per cercare di preservarlo, tutto il resto è un’opposizione malvagia al giusto corso delle cose che se non sfociano nell’amore si riverseranno nel suo opposto, generando dolore.

Ah, non lo so blog, sto qui a bearmi di questa visione così pura mentre qualche ora fa in questa casa, in questo giardino che non è mai stato così bello, due persone si sono dichiarate odio reciproco. Io non lo volevo, non era necessario, non era giusto e qualcosa mi convince che non fosse il giusto corso delle cose, ma che fosse però quell’inevitabile sfociare nel dolore dopo che qualcuno non aveva voluto preservare l’amore che c’era da qualche parte, altrove, in un altro tempo.

Sto forse parlando di Karma? E allora forse sto parlando troppo.

Ora dovrò cercare una soluzione perché ho troppo vicino a me la dimostrazione che provarci vale la pena.

ciao
maggio 20, 2011

Io ho 34 anni, quasi 35, sono tanti. Pochi rispetto all’eternità ma tanti rispetto alla storia della mia famiglia. E’ evidente perché piano piano ne sto vedendo scomparire tutti i componenti.

Sono stata fortunata a conoscere la mia bisnonna, ricordo che da piccola trovavo normale averla tra noi, in seguito capii che molti dei miei coetanei non avevano mai conosciuto i nonni dei loro genitori. I miei nonni sono andati via uno dopo l’altro, non sono mai stati bisnonni. Mio padre, gli zii… e poi i parenti che ti dicono “eh, ormai ci vediamo solo ai funerali…” Solite cose, soliti vestiti. Non ho mai vestiti adatti per queste cose, sono sempre troppo scollati, stravaganti o colorati.

E’ avvilente ma la seconda cosa a cui penso quando qualcuno muore è cosa potrò indossare al funerale. La prima è che il tempo che passa mi sta schiacciando.

piccoli accorgimenti Yoga per sopportare gli scazzi quotidiani
maggio 19, 2011

Le arrabbiature arrivano, di alcune sai tutto, le puoi prevedere e quasi le aspetti mentre covano, di altre rimani sorpreso. Io non mi arrabbio spesso, nel senso che non me la prendo spesso con qualcuno perché – e questa è una cosa che mi spaventa un po’ – tendo a capire chi compie dei torti. Quando vedo un film, di sovente mi capita di tifare per l’assassino, spero la faccia franca anche perché in un film la vittima sparisce quasi subito ed è fondamentalmente il personaggio più inutile dell’intera storia.

Comunque, dicevo, tendo a capire chi compie degli errori e mi viene sempre spontaneo mettermi nei panni di chi sbaglia piuttosto che in quelli di chi si comporta in maniera irreprensibile.

E’ un limite, me ne rendo conto, ma forse è in linea con una certa coerenza di cui non posso fare a meno. Io capisco una persona che si arrangia, che tira a campare, che per vivacchiare è costretta a fregarti un po’… Non mi sta simpatica, ma le do delle attenuanti. Tutti abbiamo bisogno di attenuanti prima o poi.

Oggi mi sono arrabbiata. Una delle cose che mi fa arrabbiare è la prepotenza perché nelle persone prepotenti non riesco a immedesimarmi. Ci sono persone che adoperano il bullismo per ottenere le cose, ti ridicolizzano, ti portano all’esasperazione, ti sfiancano.

Siccome però conosco dei segreti per estirpare la rabbia alla radice, ho cercato di metterli in pratica.

Mi sono messa seduta comoda, ho chiuso gli occhi per concentrarmi meglio. Ho focalizzato l’attenzione sui rumori buoni: un canto del gallo che veniva da lontano, il cinguettio degli uccelli fuori dalla finestra, quella bella luce che filtrava attraverso le palpebre. Ho cominciato a respirare profondamente, trattenevo l’aria, la rilasciavo, aspettavo, di nuovo tiravo dentro l’aria e mano a mano che andavo avanti tutto mi sembrava più pulito: il respiro, i pensieri, la luce.

Ero ormai convinta di non dovermi più sentire contrariata, di non dovermi preoccupare, che a tutto c’è una soluzione pacifica e la guerra nella mente di qualcuno non può passare nella mia se io non glielo permetto.

Non so se ho reso l’idea.

lavorando – scrivendo
maggio 17, 2011

Sto scrivendo tanto in questo periodo e siccome è un momento strano, un momento in cui non mi va di lavorare, anzi, odio il mio lavoro, ho deciso di praticare una catarsi letteraria buttando giù tutti i cattivi pensieri sul mio lavoro, sui miei colleghi, sugli inizi, su chi non c’è più, su chi vorrei non ci fosse, su chi c’è, sulle liti, sugli equilibri, su tutto quello che mi viene in mente. E sui soldi naturalmente.

Magari ci scrivo un libro, magari, come diceva Tommaso (Marco Cocci) in “ovosodo” di Virzì del suo tema di maturità, “lo mando in esclusiva a Feltrinelli”.

Certo, se voglio farmi qualche nemico questa è proprio la strada giusta…