Archive for agosto 2011

Tutto si trasforma
agosto 31, 2011

Ieri mi chiama mia madre (non è una novità perché mi chiama 10 volte al giorno) e mi dice che ha sentito Teresa. Ogni volta che mia madre sente Teresa lei ha delle novità, mentre noi, beh… solo cattive notizie. Teresa è andata in pensione, lascerà la casa di Ischia e si trasferirà a Pisa. Dentro di me ho sentito il terremoto.

Ischia, Teresa, Roberto, Giorgia e Tony. Ho dei ricordi così forti… Non potrei definirli propriamente belli, eppure non vorrei mai separarmene. Quelle persone e quel luogo sono sempre stati importanti per la mia famiglia e per me, per alcuni passaggi importanti della mia vita.

Tutto girava intorno a Tony, a quella sua voce roca, la sigaretta in bocca, le ciabatte e la capacità (lasciata in eredità ai figli) di saper stare al centro dell’attenzione, avere buoni amici, stare bene insieme agli altri. Per molti versi Tony somigliava a mio padre anche se era meno complicato e viveva le sue emozioni in maniera più lineare e comoda. Teresa, sua sorella, aveva preso a vivere in funzione dei nipoti e di questo fratello rimasto vedovo con due bambini piccoli da tirare su. lei imponente, all’apparenza granitica, in realtà l’ho vista piangere tante volte e gridare e sfogare le proprie frustrazioni in maniera così intensa da farmi commuovere.

A casa loro eravamo ospiti spesso anche se non sempre mi trovavo bene. Roberto e Giorgia avevano i loro amici, le loro vivaci abitudini e io ero troppo introversa all’epoca per correre dietro ai loro impegni senza sacrifici.

Poi all’improvviso Tony morì, avvenne un primo maggio e fu un brutto giorno quello.

I ragazzi crebbero, trovarono lavoro, se ne andarono dall’isola e Teresa rimase sola. Ora se ne va anche lei e a Ischia, quell’isola che per me -nonostante non ci andassi da anni – significava in qualche modo anche famiglia, oggi non c’è più niente di mio, più niente di me.

E, non so perchè, in questo momento mi torna alla mente una notte di non so quante migliaia di anni fa, in cui mi ritrovai a ballare con un gruppo di ragazzi di Ravenna o giù di lì. Eravamo tutti in cerchio e buttavamo borse e giacche al centro, ci ballavamo intorno come ad un falò. Era più di un ballo, era come un rito, era come vivere una iniziazione. Lasciare ogni cosa, restare da soli e ballare. E’ così che si fa, è così che si vive.

E così tutto cambia. Eppure se esiste il paradiso devono esserci dei campi da tennis dove Tony e mio padre vanno a giocare ogni giorno… questo non può essere cambiato.

 

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Senza musica la vita sarebbe un errore. (Nietzsche)
agosto 30, 2011

Non posso dire di essere una intenditrice però avevo più o meno 10 anni quando mi capitò di sentire in radio Whitney Huston in  “All at once” e di pensare “questa è proprio brava” mentre più o meno nello stesso momento registravo “like a virgin” di Madonna e rubavo una catena con la croce a mio padre (la cosa non gli dispiacque se non per me… era una catena davvero brutta).

La mia onorevole carriera di scopritrice di talenti si concluse più o meno nel 1999 dopo l’innamoramento per i radiohead, dopo aver percorso ogni strada, anche quella dal salotto al bagno, piena di boria come Richard Arshcroft dei Verve in Bitter Sweet Synphony, dopo aver perso la testa per i placebo, dopo aver pianto per la fine dei Nirvana, dopo la caustica ironia di Alanis Morrisette, dopo l’università ed aver lasciato la mia amata casa di Trastevere, ecco… è come se anche la musica avesse smesso di essere importante o anche soltanto interessante.

C’erano quei cantautori romani che mi ricordavano le serate al vicolo del fico e che, anche fisicamente, somigliavano a tanti dei miei amici che avevo lasciato e i quali, nell’epoca pre-facebook, credevo di dover perdere per sempre: Niccolò Fabi e Daniele Silvestri (col quale mi sembrava davvero di avere 4850 cose in comune e che speravo di sposare un giorno), ma… non so, niente era come prima per quanto apprezzassi la voce di Macy Gray o di Alicia Keys nessuno mi convinceva più ad acquistare un album.

Poi apparve Amy Winehouse e ricominciai a sentire una vibrazione interna, una carezza, una scossa lieve, sensazioni che mi dicevano di essere tornata alla stazione di partenza e che c’era un nuovo treno lì pronto per me.  Oggi questa scossa la sento anche con un gruppo italiano che si chiama NOBRAINO con questo cantante pieno di carisma che ha la voce identica a quella di De Andrè e che scrive testi che a De Andrè non dispiacerebbero. E per quanto siano acerbi e a volte e soffrano di una qualche forma di schizofrenia musicale che potrebbe disorientare il consumatore, hanno dalla loro un’energia armonica fuori dal comune. Vederli dal vivo è un privilegio che bisogna concedersi… la pagnotta se la sudano, non si risparmiano. Si salta, si scompare e si riappare, le luci roteano, i pavimenti si spaccano ma la voce non va mai via.

E in questo post che è un viaggio di ricordi sonori di vario genere e di varia qualità, ringrazio il cielo per questo post e il tempo che ci ho messo a scriverlo, ringrazio le canzoni, la musica e gli ambienti, ringrazio le mie gambe che tengono il ritmo e le mie orecchie a sventola collegate al cuore come antenne paraboliche di grande intensità. Ringrazio questo cervello un po’ stanco che a volte si tira su e mette insieme cose buone e questa vita che non mi ha mai risparmiato nemmeno un centimetro di strada.

* papà, ti dedico la tua Whitney… e ancora grazie per quella catena, anche se poi l’ho persa.

E’ tanto liberatorio
agosto 29, 2011

 

Premetto che non ne so nulla, che non so il perché e il per come, che non mi interessa nemmeno – molto francamente – che non ho voglia di informarmi, che è una notizia che ho appreso distrattamente in radio e che è una di quelle cose per le quali credo sia necessario ragionare in maniere dal tutto populista e il più semplicisticamente possibile. Dello sciopero dei calciatori non me ne frega una mazza. Che si fermi il campionato per un mese, per un anno, per tutta la vita non me ne importa un fico secco. Mi dispiace per chi ci perde soldi, ma forse li poteva mettere in qualcos’altro o tenerseli sotto il materasso, mi dispiace per chi tifa ma ci sono altri sport più onesti a cui appassionarsi. Mi dispiace per i calciatori che forse si vergogneranno pure un po’ a scioperare, ma del resto è assurdo che abbiano il diritto di farlo… considerati i loro stipendi e considerato il particolare momento storico che viviamo.

E’ una di quelle storie per le quali ti viene voglia di gridare un lungo e spassionato “ma vaffanculo”  immaginando il povero cristo che fatica ad arrivare a fine mese che accende la TV per vedersi la partita la domenica (o il sabato o il mercoledì o quand’è…) e trova il suo attaccante preferito con le braccia conserte perché i suoi milioni, le ville e tutti i privilegi non gli bastano più. Eh si, ma vaffanculo.

E ripeto, non voglio saperne di più.

Dicono che sta cambiando il tempo
agosto 28, 2011

Non credo che durerà per molto, non è ancora cominciato tra l’altro, ma sono arrivate le nuvole (tre o quattro) e da qualche parte, in qualche modo, si sente che sta arrivando qualcosa di nuovo: settembre, la pioggia, l’autunno… E’ tutto naturale, le cose vanno così.

Ecco.

Sono sicura che con tutte le buone intenzioni del caso, con tutto l’impegno e la buona volontà, tra un po’ staremo qui a lamentarci di quanto sia brutto quel grigio nel cielo e il freddo nelle ossa. Ricorderemo il sole, la spuma del mare, le vacanze, l’abbronzatura, l’ombra degli alberi e i vestiti leggeri come se appartenessero a un tempo lontano e finito per sempre. Staremo a lamentarci del freddo come se non avessimo mai avuto caldo da morire e non avessimo mai patito i record di afa stagionale e come se tutti quei bla bla bla lamentosi su tutti i social network non fossero mai esistiti e non avessimo mai rotto l’anima perchè si sudava e adesso eccoci, siamo pronti a ricominciare per il problema inverso.

E’ una metafora della vita, credo.

Il tempo cambia, ma il malessere delle persone, l’apatia, l’incorregibile, noisissima attitudine a rompere i coglioni al prossimo fanno parte dell’essere umano a prescindere da tutto.

Voi tenetevi l’inverno, io lo vivrò aspettando la prossima estate… Durante la quale, lo giuro, non mi lamenterò mai di quanto faccia caldo perché l’aria condizionata mi salverà sempre da ogni tentazione. non sarà naturale ma le cose vanno così, per me.

E’ estate anche st’estate
agosto 26, 2011

Ho cinque minuti, ho caldo e se avessi una casa al mare a quest’ora starei cercando un telo per portarmelo in spiaggia. Anzi no. Con una casa al mare uscirei in costume, prenderei la via della spiaggia, farei un bagno, una passeggiata e poi tornerei a farmi una doccia. Comunque tutto questo non ha senso, non è vero, non è qui. Qui c’è solo da fare, da andare e tornare con la macchina. Un via vai di pneumatici, parcheggi alla buona, cancelli che si aprono e si chiudono, antifurti che lampeggiano, televisioni che si spengono e si riaccendono e io… che dovrei fare sport e che invece mangio gelati perché, semplicemente, è più carino.

E sudo e cammino scalza sulle maioliche fresche e ogni tanto sbuffo, lo confesso. Però mi è bastato farmi un giro tra i frigoriferi del supermercato stamattina per ricordarmi che il freddo mi fa schifo molto più del caldo, ci posso giurare!

no, non c’è niente di meglio
agosto 19, 2011

La fase del rancore è ancora qui, come me. E mi serve una nuova macchina fotografica, un nuovo telefono, degli audiolibri in inglese, un e-reader, una carta di credito, un altro lavoro, un altro stipendio, un altro contratto, una casa tutta mia nella quale poter andare al bagno in piena notte senza che qualcuno mi gridi dal piano di sotto se la cena mi ha fatto male.

“Volere è potere” è una cazzata, una cazzata molto confortante ma pur sempre una cazzata.

E soprattutto come fai, dico io, come fai a crederci davvero quando credi contemporaneamente che non si può avere tutto dalla vita? Allora forse dovresti dirmi che non si può volere tutto dalla vita, che ha già più senso. O forse, aspetta, dovrei credere davvero che c’è qualcuno che desidera davvero ogni cosa? E dovrei forse credere che qualcuno ha davvero  fatto a meno di volere con tutte le sue forze di non essere povero, di non morire di fame e di stenti sotto un ponte ed è per questo che alla fine è morto?

E senza arrivare a questi estremi, Dio mio, Se davvero ogni cosa che ci riguarda dipendesse davvero solo dalla nostra volontà, non saremmo forse legittimati a fare del male? Non tanto, anche solo un po’…  No, la verità è una e tu la sai. Nella maggior parte dei casi puoi avere quello che vuoi, ma devi rinunciare a qualcos’altro e scegliere. Certe volte si rinuncia all’onestà per avere di più… o forse di meglio. Ma c’è qualcosa di meglio?

buon ferragosto
agosto 16, 2011

Oggi parlavo di te con un’altra blogger e con sua sorella che è una che lavora con i social network, che sembra una cosa che potrebbe fare chiunque sia su facebook o su twitter e invece non è proprio così (in ogni caso io non l’ho ancora capito per bene cos’è che fa ma funziona allo stesso modo quando cerco di spiegare il mio lavoro, per cui non mi lamento). Insomma parlavo di te, di quanti anni hai, di quante persone ti leggevano un tempo e di altri blog che un tempo leggevo io.

Di quanto sia cambiata la vita per i blogger, di quanto sia più impegnativo – per chi vuole – far emergere il proprio blog e spalmarlo sui vari social. Parlavamo delle idee che avevo in mente una volta e che forse potrei riprendere e poi parlavamo di organizzare un BarCamp ad Arce.

Beh, questa è una cosa che ho detto io e alla quale loro hanno sorriso ma io ce l’ho in mente da sempre e penso che prima o poi potrei provarci.

Certo, in un paese in cui la connessione veloce è ancora un’utopia in gran parte del territorio, fare un BarCamp sembra fuori luogo e invece io credo che potrebbe funzionare, credo che sarebbe una bella occasione per parlare di letteratura e tecnologia, informazione e nuovi media, social e natura e un mucchio di altre cose che credo sarebbero interessanti.

Nel frattempo, mentre penso a queste succose possibilità, mentre mi immagino col mio mac, seduta nella mia piazza, con un bicchiere di prosecco mentre ascolto l’interessante intervento di qualcuno che scrive da Dio, ecco… vado a dormire. Eì stata una giornata lunga e pesante (tanto per cambiare)

Buon ferragosto Blog, chissà che non ci porti bene, finalmente.

beeeeeeeeeeeeeee
agosto 12, 2011

Caro blog, quell’uso biblico della metafora ovina così inviso ai progressisti, io – ti dirò – lo sto rivalutando. Nell’arco di questa mia vita, che ormai annovera diverse primavere, ho avuto modo di capire che avere un’idea propria, del tutto originale, è pressoché impossibile e averne una e tenersela è addirittura inammissibile. Basta un venticello, basta un niente, una parola, uno sguardo, un cenno da parte di chi teniamo in qualche considerazione per farci desistere o anche da parte di chi disprezziamo in buona misura per farci quanto meno vacillare.

Non c’è nessun male nel dubbio, il fatto è che l’ansia di non restare soli ci fa fare cose terribili, come far tacere la coscienza e la ragione.

L’ansia di non restare soli ci fa diventare pecore.

Ne so poco di pecore, lo ammetto. Anzi devo dire che la pecora è un animale che così, a prima vista, direi di amare… perché inoffensivo, docile, pacifico ma un uomo si dice pecora quando questi segue in maniera pedissequa la volontà di chi sta in prima fila, del montone di turno. La pecora la capisco in fondo, il mondo era pieno di lupi, ma l’uomo… L’uomo i lupi l’ha fatti estinguere.

Blog, oggi ti parlo di questo perché è da qualche tempo che nel mio paese i sentimenti vengono montati come panna. Qualcuno parla e tutti gli altri fanno si con la testa. Le idee vengono diffuse nei bar e il chiacchiericcio dilaga.

Questa era la premessa, i fatti dicono che in effetti le cose non vanno bene ma blog, prima che certe persone possano parlare, prima che certi individui che fino a ieri hanno succhiato tutto il latte delle tette pubbliche, oh Dio Blog, dovrebbero passare mille anni. Forse di più.

Il punto è che ci sono persone che hanno una gran faccia tosta, hanno il cranio spesso, sono i montoni del caso che imperterriti, nonostante i precedenti disdicevoli, continuano a dire la loro senza decenza.

Il problema però é di chi gli da importanza, di chi come una pecora gli si accoda e aspetta di essere riportato in stalla.

Blog, scusa lo sfogo. Il fatto è che c’è chi decide di fare politica per dare un segnale, per dare – nel suo piccolo – un esempio di impegno e sacrificio e chi invece ha sempre gravitato intorno a certi ambienti per un tornaconto personale. Ricevere gli insulti di questi ultimi può essere fastidioso da una parte, ma dall’altra, credimi, è un grande onore.

Chiedimi se sono felice
agosto 12, 2011

MA VAFFANCULO!

 

Ricorderò questo giorno come quello in cui un estraneo si è introdotto in casa mia ed ha rovistato con le sue mani luride nei miei cassetti e nella mia biancheria.

In un paio di mesi mi hanno rubato la borsa costringendomi a rifare documenti e chiavi della macchina, buttando un bel po’ di soldi, poi mi è morto il cane e questo mi ha spezzato il cuore e ora questo. Senza contare poi tutto il resto, amara riempitura di una vita votata alla sfiga da troppo tempo.

Mostrami il tuo cane e ti dirò chi sei
agosto 9, 2011

Un essere puro, con quegli occhi densi di sensazioni indecifrabili e azioni sincere, sempre sincere.

Sincera l’indignazione dopo un rimprovero e l’orgoglio nel ritentare l’errore, sincera la paura di perdere l’amore e la rincorsa sfrenata  all’oggetto amato, sincera la tentazione del cibo, degli odori, della vita, sincero il riposo pieno di sogni avvincenti, sincero il risveglio interrogativo e curioso.

Sincera nel chiedere e sincera nel dare, pulita, diretta, essenziale.

Te ne sei andata, meravigliosa piccola creatura, correvi incontro alla vita e a questa vita non perdonerò mai di averti persa. Te ne sei andata e mi manchi e io piango da ieri.

Tu non preoccuparti però, continua a correre ora, trova tutto ciò che vuoi, non ti stringo, non ti trattengo, sei libera, nessun guinzaglio, niente ruote sotto cui finire, solo enormi, sterminati campi e mille strade da percorrere.

Solo, ogni tanto, la notte, torna qui e rannicchiati accanto a me.