Archive for novembre 2010

la felicità e la catarsi
novembre 7, 2010

Ieri o l’altro ieri, non ricordo, ascoltavo in radio la Littizzetto che parlava dei piccoli piaceri della vita e gli ascoltatori con un sms mandavano la loro testimonianza di pillole di felicità. E allora c’era – chessò – quello dei piedi freddi nell’acqua calda, quella della camomilla alla sera, quella del soffritto di cipolle (ma forse questa me la sto inventando a causa della fame) e insomma, anche io ho cominciato a pensare a tutte quelle cose che mi danno una piccola soddisfazione fisica quando ci sono.

Parlare di cioccolato è scontato quanto doveroso, come i saluti delle autorità prima di una manifestazione ufficiale. Ma poi? Io lo so…

Tornare a casa, scendere dalla macchina e trovare puntuale il saluto dei miei cani, guardare la programmazione di sky e scoprire che potrò vedere un bel film… magari un vecchio colossal che so a memoria. E poi fare shopping, disegnare e…. sedermi qui, sgranchirmi le dita e scrivre.

Ieri sera il paese era così bello, bello anche nei suoi saliscendi impervi, nei muri crepati, nei tetti sfondati, nelle travi divelte, bello nei suoi punti più fragili e trasandati. Bello proprio perché solo o unico. Io ci vivrei e rinuncerei alla macchina sotto casa.

Poi, mentre mi arrampicavo alle piazzette, mentre scalavo le salite, io ripensavo a un anno fà e mi chiedevo se fosse davvero tutto così diverso. Si, è diverso… e migliore, ma mi basta?

E un “si”, qualche volta, può dare un brivido di felicità

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l’allarme interno
novembre 6, 2010

Molte cose le dimentico, perchè a più di trent’anni hai già vissuto tanto e hai visto posti, abitato stanze, conosciuto gente e provato ad amare tante volte, quindi dimentico perché ho bisogno di spazio a discapito delle stanze che non abiterò più, dei posti che ho già visto e della gente che non amerò mai. Molte cose le dimentico, le chiavi, il telefono, i libri, il portafogli e magari le perdo temporaneamente e per sempre a seconda dei casi.

Tante cose però,certi ricordi,  mi rimangono appiccicati come francobolli alle buste da lettera,  hanno una consistenza gommosa e un allarme interno che trilla quando è ora che tornino alla mente.

Non mi fa sempre piacere ricordare. Per esempio so con precisione chirurgica dove ero oggi l’anno scorso e cosa pensavo, quali aspettative avevo sulla serata e ricordo tutte le lacrime versate nella notte.

Non mi fa affatto piacere ricordare. Così bene, così intensamente e non poter pensare che è tutto passato… perchè é troppo vicino e reale ed ero troppo sola per affrontare tutto.

Non mi fa bene ricordare, dovrei solo camminare a testa alta e salutare con la mano i nuovi giorni, le nuove splendide opportunità. Ma ogni volta che lo faccio, dietro l’opportunità si cela un tranello.

La vita è bella, è vero, ma solo per pochi momenti.

La via di fuga
novembre 5, 2010

Ho fatto tardi di nuovo, niente palestra. Ho sostituito l’esercizio fisico con  una pizza e un pezzo di crostata. La mia faccia dice tutto… E’ colpevole e parla di rammarico ma certe volte, in certi momenti, non si può fare altro che lasciar fare all’inerzia.

Di notte fatico a prendere sonno, per addormentarmi devo fare finta di stare in un altro letto, in un’altra casa, in un’altro momento della mia vita. Immagino i mobili, il pavimento, il silenzio e il profumo di un ambiente che non conosco. La consuetudine di una vita che può essere mia solo nella mente.

Le cose che vedo sono semplici, colorate, stanze piccole ma pregne di felicità e consapevolezza. Sogno di trovarmi in una casa solida e di potermi risvegliare in un letto sempre in ordine e profumato di ottimismo.

Le cose che non ho segnano la mia storia più di quelle che mi sono guadagnata, è un bilancio amaro e… un insulto alla mia presunta intelligenza.

Eppure proprio ora, con il sorriso sulle labbra, confesso di scrivere su un pc che non è mio e proprio ora, che è notte e che fa freddo, sento il sole caldo della Spagna sulla pelle, come quando arrivavo in un albergue della Navarra e speravo solo in una doccia e un panino al formaggio.

Mi piacciono i ricordi almeno quanto i sogni, peccato che nessuno sia disposto a pagare per un sogno ben fatto perchè altrimenti sarei una donna ricca e felice del proprio impiego.

Mi serve una via di fuga dalla crudezza della realtà, dalla violenza dell’ipocrisia, dall’attitudine alla sopraffazione dell’animo umano, dalla scientifica pratica del pettegolezzo arcigno e crudele e mi serve una via di fuga dalle macchinazioni, dalle speculazioni, dalla superbia.

Non perchè sia migliore degli altri, ma perchè semplicemente sono disarmata. Sono nata così, come si nasce senza un dito o con occhi di colore diverso, è un ignobile difetto.

La mia unica arma è l’immaginazione. Non so se mi porterà lontano un giorno… per ora mi consente di dormire.

paese che vai zoccola che trovi
novembre 5, 2010

E’ questo il riassunto dell’Italia di Sturzo, di De Gasperi e Einaudi, di Moro e Berlinguer?  Qual è la calsse intellettuale di riferimento dei nostri tempi? Ci sfuggono le idee mentre rincorriamo le tecnologie? Cosa succede alla classe media? Cosa sogna? Spera davvero solo nella tv, nella possibilità di salutare a casa dal salotto buono di qualche vip dalla faccia sporca? E’ questa l’Italia? E’ colpa delle BR? E’ colpa del compromesso storico… che non c’è mai stato? E’ colpa di Raffaella Carrà, del sorriso americano di Eather Parisi? E’ colpa di Andreotti che baciava gli amici e di Craxi che faceva leggi per gli amici? E’ colpa del pupazzo Five, è colpa di One, è colpa mia che guardavo il Maurizio Costanzo Show e Beautiful. E’ colpa del diritto morale di evadere e del diritto morale di scappare da questa Italia che di questo è capace solo chi è in gamba e chi è fesso resta qua, a fare questa Italia contestualizzata fino alla morte.

il quarto stato prende il treno
novembre 4, 2010

A volte, quando mi sveglio e ho ancora le coperte addosso ma il freddo della mattina sta per arrivarmi contro senza pietà, quando guardo fuori ed è ancora buio e so che non mi aspettano altro che treni in ritardo, metropolitane piene zeppe di carne stanca, responsabilità e obbiettivi da raggiungere a tutti i costi e così poche facce amiche allora -quelle volte- vorrei solo addormentarmi e svegliarmi altrove, in un altro posto, un altro momento, con una faccia, una storia diversa o semplicemente lasciar stare la lotta quotidiana per il pane o le scarpe buone. Lasciar perdere, così, come scivola il sapone dopo che l’hai usato e aspettare.

Poi porto le mani ai lembi delle coperte, le tiro giù fino alle ginocchia nude, mi afferro a un filo invisibile e mentre tiro su il busto butto i piedi sul pavimento. Chino la testa e vado a lavorare.

La verità, l’unica che mi viene in mente, è che finché c’è lavoro c’è speranza.