Zucca, Lasagna, Indolenza atavica, adipe, inerzia, depressione, pendolarismo compulsivo

febbraio 10, 2010 - Leave a Response

Sto rubando la connessione a mio zio, sperando di potergli restituire un giorno il favore nel caso servisse.

Intanto la dissipo insieme ai miei ultimi minuti di questo inutile martedì scrivendo di cose altrettanto inutili e noiose persino per me, figurarsi per gli altri.

Le parole chiave di questo post saranno Zucca, Lasagna, Indolenza atavica, adipe, inerzia, depressione, pendolarismo compulsivo.

Non vado in palestra, esco di casa con enorme fatica, odio l’idea di andare a quella festa sabato sera e tremo al pensiero di quella cena domani. Brigida, abbiamo un problema.

Mi mangio le mani (e mi pento di aver lavato le dita dopo averle affondate nel barattolo di nutella) per non aver comprato quel bel cappellino celeste in saldo oggi.

Avrebbe risaltato quell’aria innocente che la natura mi ha donato per proteggermi e fregare il nemico, così come ha dato la corazza alla tartaruga e alla lumaca, così come ha dato il veleno al serpente.

Così come ha tolto la mela dalle mani ad Adamo per darla a quella sempliciotta di Eva.

Così, ma come sarebbe stato tutto infinitamente più semplice con un’aria meno ingenua e una ventina di centimetri ancora tra gambe e collo.

Però basta lamentarsi… la vita è breve oltre che ingiusta e se ci sembra che l’unica cosa giusta sia protestare, ecco, anche a quel punto c’è qualcuno che ha detto che ci sbagliamo. Doppia fregatura come al solito.

E poi ho appena iniziato un libro ed è già finito… non si fa così, ricominciare ogni volta è come cercare di fidanzarsi con una persona nuova dopo essere stati lasciati.

cuor di locomotore

febbraio 9, 2010 - Leave a Response

Ne prendo di tutti i colori con prevalenza di blu, bianco, una punta di verde. Vanno piano in genere, comunque per quanto accelerino non arrivano mai puntuali. Io ci salgo a testa china scrollandomi di dosso un po’ di umido della mattina presto, butto giù lo sguardo degli altri passeggeri assonnati insieme a un sorso d’acqua minerale che sa di dentifricio e cerco di dimenticare  i sogni appena fatti sostituendoli con le parole sdolcinate di qualche canzone sentita alla radio guidando con un occhio alla temperatura esterna e l’altro allo specchietto in cui studio desolata la piega imprevista dei miei ricci anarchici.

E comunque dicevo, per quanto li detesti è con loro che passo le mie ore migliori. Su di loro mi lascio andare all’immaginazione, alle angosce, ai pensieri migliori. Mangio, bevo, leggo, telefono e scrivo.

Non hanno un buon odore i treni dei pendolari. Sanno di fretta, di dovere, rassegnazione e poca creatività. Zero margine di miglioramento, cattiva digestione di colazioni appena sbocconcellate, lasciate nel piatto per metà per paura di perdere, insieme al treno anche tutto il resto… per quanto tutto il resto – il più delle volte – sia un’incognita grigia.

Invece i tratti a lunga percorrenza con la tappezzeria hanno un odore diverso, sanno di avventura. Insieme a quella piccola certezza che sarà il ritardo, non sai di preciso cosa vedrai e che tempo troverai dove stai andando. E lì probabilmente non c’è una noiosa giornata di lavoro ad aspettarti, ma un piccolo tesoro di cui nessuno sa il nome e l’entità.

Non solo ferro e locomotore, chiacchiere e distintivo e chilometri di abbonamenti colorati da esibire di mese in mese come bambini diligenti; La vita è fuori dal finestrino, al di là delle rotaie… almeno per i più fortunati.

i giorni della memoria

gennaio 20, 2010 - Leave a Response

Ballata per la figlia del macellaio, che bello… c’è poco altro da dire.

Non perché domani mi sveglio prestissimo e dovrei dormire e non perché la batteria del portatile si sta esaurendo, ma perché le mie parole sono superflue quando il libro ha già detto tutto con così tanta magia.

Se volessi aggiungere qualcosa – e in effetti muoio dalla voglia – potrei solo dire che è un libro sulla predestinazione.

Tutto ciò mi lascia perplessa perchè ultimamente, a cominciare dalla scrittura asciutta e seduttiva di Roth fino a quest’ultima meraviglia, passando persino per bastardi senza gloria, sto incappando in tante bellissime storie “ebree” una dopo l’altra. Poco fa, come per incanto è arrivato un messaggio di risposta ad un mio articolo di 2 anni fa su Chagall. Insomma, proprio  mentre  pensavo di scrivere di queste coincidenze, ecco che arriva un nuovo segno.

Di chi mai sarà il dipinto che è la copertina di “ballata per la figlia del macellaio” se non di Chagall?

Il giorno della memoria si sta avvicinando.

la faccia nera dell’Italia

gennaio 12, 2010 - Leave a Response

Mentre Famiglia Cristiana di Don Sciortino elegge Laura Boldrini (portavoce ufficiale dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati) come personaggio dell’anno, con i fatti di Rosarno  il Papa non sa che pesci prendere: inizialmente dice solo che la violenza degli immigrati vanifica la loro lotta per l’integrazione, poi il giorno dopo durante l’Angelus corregge il tiro e fa una sorpresa all’umanità rivelando che anche gli immigrati sono persone.

Il mondo cattolico è confuso, forse per quell’abitudine un po’ stantia di volersi mantenere nel mezzo, non perché “in medio stat virtus”, ma per essere equidistanti e quindi, di fatto, lontani o peggio, al di sopra di tutto.

Famiglia Cristiana è una rivista che sta facendo delle scelte e il coraggio è un requisito necessario per chi fa il mestiere di giornalista, ma i lettori ed elettori, quel mondo cattolico che pure esiste da qualche parte e che è il bacino elettorale più ambito da tutti, destra e sinistra, quel bacino elettorale per il quale i partiti hanno spesso sacrificato le proprie identità e hanno pure saputo svendere qualcosa di buono che si portavano dietro… ebbene, quella gente cosa ne pensa?

Sciortino, la sua redazione, il mondo del volontariato e quello dell’impegno civile sono d’accordo ma non avranno preso una strada un po’ troppo tortuosa per le scarpe buone del ceto medio?

Il governo delle ronde, quello dei respingimenti, il governo del “mandateli a lavorare” (e magari non pagateli nemmeno) sta facendo il suo lavoro, adempie al mandato dei suoi elettori. È il governo che attraverso Gasparri dice a Sciortino che la scelta di Laura Boldrini come personaggio dell’anno è una scelta scontata e che c’è più suspance nell’attesa di sapere chi sarà il prossimo pallone d’oro.

Io ho l’impressione che in questi giorni gran parte di questa Italia sia a Rosarno e che gongoli un po’ su quelle barricate, tra quei cori di non razzisti che gridano che i neri se ne devono andare.

Via i neri cattivi, dentro quelli buoni che vi raccoglieranno le arance per 20 euro al giorno, lavorando una ventina di ore al giorno come – chissà perché – i vostri figli non vogliono fare. Fino a quando anche loro, i neri,  vi mostreranno che sono persone… proprio come voi.

cosa fare, non fare, pensare

novembre 12, 2009 - 2 Risposte

Prendete la macchina, andate via da qui, accendete la radio o spegnetela se la musica che c’è non vi piace (come faccio io ultimamente, io che non sopporto certe parole, certe frasi, certe note). Prendete un treno, una carrozza con dieci cavalli, come volete… ma andate via. Una valigia, qualche cd, una o due foto della mamma. Poi scordatevi il mondo che c’era prima della partenza. Se partite d’inverno non dimenticate la sciarpa e il cappello, se invece andate via d’estate, scompigliatevi i capelli al vento e nel vento cercate di perdere ogni ricordo.

Mi piacerebbe avere 20 anni per sentirmi dire queste parole e per andare via sul serio, lontano lontano lontano lontano…. più lontano. Con un po’ di tristezza, tanta tristezza nello stomaco e le lacrime agli occhi ma tutto un futuro di speranza davanti.

Oggi, che fisso una parete bianca piena di ricordi non ho vento in cui perdermi, per dimenticarmi tutto quello che è successo, tutto il niente che c’è stato e che c’è.

Dici che non è niente? dici che passerà? Eppure ci sono cose che si sanno, che si vedono e si sentono ancora prima che accadano, ancora prima che le pensi Dio, così eri tu per me… l’ho suggerito io al cielo e poi è successo.

Nessuno mi ascolta più da lassù.

Una volta, tanto tempo fa parlavo con il vento, ma ora conosco troppe parole per trovare quelle giuste.

chiedo scusa

novembre 2, 2009 - 2 Risposte

Mi dispiace per chi oggi mi ha scritto, telefonato, cercato e per chi si è preoccupato non sentendomi rispondere, ma mi dispiace per un sacco di altre cose anche, per cui queste sono passate in secondo piano. La maggior parte di voi non legge questo blog, perciò tra oggi e domani richiamerò, scriverò e cercherò chi aveva provato a contattarmi.

Certo, si fa il doppio della fatica. Quando si decide di staccare la spina e poi si butta un occhio alla quotidianità ci si rende conto all’improvviso di particolari mai osservati prima: quante persone chiedono di te in una domenica d’autunno? Quante addirittura si preoccupano se non ti fai viva? Quali parole usano? Quali mezzi adottano per arrivare a te e tu? Dove sei stata mentre loro ti pensavano?

Io mi sono tenuta impegnata: ho fatto il bucato, ho lavato la macchina, ho passeggiato nei pressi di casa, poi mi sono seduta su un prato chiedendomi perché non l’avessi fatto più spesso, fino a quando mi sono ritrovata piena di formiche e di risposte.

Scusate.

Mi dispiace soprattutto non aver risposto a Stella che si è ritrovata a scegliere la giornata meno adatta per chiacchierare con me. Stella, tu forse leggi e mi perdonerai.

Oggi volevo stare sola… o meglio no, non avrei voluto, ma lo ero e volevo essere sincera.

Dicono che domani farà freddo, che pioverà. Qui, tra la cucina, il giardino e il bagno, il grigio, il freddo e un po’ di pioggia non sono mancati nemmeno oggi, ve lo dico io.

Brigida mangiava mele, ma preferiva gelati

ottobre 30, 2009 - Una Risposta

Anche oggi scrivo dal mio letto di dolore; un po’ Leopardi un po’ Alda Merini, un po’ topo gigio senza fili.

Ho la tosse, quel tanto che basta per farmi considerare che è forse l’ottava volta che mi ammalo in un mese.

Adesso chi legge penserà che sto per dare il via ad una serie di lamentele petulanti sul mio evidente quanto noioso stato di infelicità permanente, ma no, non voglio essere pedante.

E anche se i più non capiranno cosa voglio dire, parlerò di un timbro sul braccio che non vuole andare via nemmeno dopo due docce, di una delibera che ha fatto un giro al mercato e che stava per comprare un paio di meravigliosi orecchini, di una giovane donna dai capelli ricci che alle sei e venti si ricordava dell’inaugurazione di una mostra di pittura e usciva di corsa con la tuta sotto i jeans e ancora di quella giovane donna che scopriva con disappunto che agli sms inviati non sempre corrisponde un numero uguale di sms ricevuti, riaprendo la ferita non ancora rimarginata dei problemi comunicativi che lasciano incolmabili vuoti là dove invece si attendevano risposte.

Tutti muri da scavalcare, in cui aprire una breccia o a cui appoggiarsi aspettando un autobus, un passaggio o la forza di camminare.

A tutto c’è soluzione, a tutto.

A tutto tranne che ai miei titoli.

E’ un problema mio

ottobre 30, 2009 - 2 Risposte

Ma a chi la voglio raccontare? Io che vado a letto alle nove?

Io ci posso provare a dormire, posso fare tutte le cose che si fanno quando si vuole dormire, cominciando da quella più scontata che è chiudere gli occhi, ma quando hai un rubinetto nella testa che perde acqua e continui a sentire le gocce che cadono una dopo l’altra, dopo l’altra, dopo l’altra, come fai a dormire?

Ho un rubinetto che perde perché la guarnizione è vecchia come sono vecchie le mie paure ed è successo quello che succede quando sei abituato a chiudere i rubinetti troppo forte: alla fine la guarnizione ha ceduto.

Se la domanda è quella la risposta è si.

Si, la politica c’entra, si, c’entra la vita privata e c’entra il lavoro, la famiglia, il peso di tutte quelle responsabilità che di fatto non avevo mai avuto e che ho deciso di assumermi tutte insieme, all’improvviso.

Il risultato è disastroso ed il disastro più grande si manifesta quando qualcuno insiste che sia tutto frutto della sindrome premestruale, cose carine che accadono quando si frequentano ambienti maschili e un po’ maschilisti come si sa, sono gli ambienti della politica.

A scuola mi dicevano che i problemi veri cominciano quando inizi a capire le cose. Quando cominci a capire, inizi a porti delle domande.

A questo punto molti fanno l’errore di non chiedere, perché chiedere è faticoso, snervante e a volte ti fa sembrare stupido.

Ma quando non chiedi, di certo non ottieni risposte e a quel punto hai dimostrato di essere stupido davvero.

Il discorso è diverso quando tu chiedi e nessuno ti risponde, il discorso è diverso quando intorno ti si fa il vuoto.

Allora devi essere brava e insistere e non cedere al nervosismo, alle lacrime che pure ti salgono agli occhi ogni tanto e soprattutto alla rabbia verso chi non ti ascolta.

Ogni giorno mi ripeto che i miei sforzi daranno frutti un giorno. Sono quasi sicura che sarà un giorno lontano, ma quel giorno verrà.

 

entrando in One fifth

settembre 26, 2009 - Leave a Response

one fifth

C’è un libro piuttosto corpulento in libreria, ha la copertina bianca che ritrae la facciata di un palazzo. Si tratta di “one fifth avenue” e nei giorni scorsi mi ha letteralmente rapita. 

E’ l’ultimo best seller di Candace Bushnell, la mamma di “sex and the city”, ex modella che oltre alla bellezza possiede – evidentemente – una capacità di analisi e narrativa fuori dal comune.

Si tratta, naturalmente, di un romanzo leggero. Niente a che fare con l’acre, feroce, rampante letteratura americana dell’ultimo secolo, ma la Bushnell, pur nel suo stile patinato e  correndo su temi che potremmo definire frivoli, non risparmia graffi alla sua amata New York.

Già, New York… la sintesi perfetta della metropoli, la musa di ogni scrittore, musicista, artista tout court che abbia voluto fissare la modernità con i suoi vizi (di forma e non)

A questo proposito,  la città è uno degli elementi che mi hanno reso caro il libro della Bushnell:

Lei, New York, torna protagonista silenziosa: Lì, immobile e brulicante atrificio negli occhi. Muta come un deus ex machina che decide, quartiere per quartiere, le sorti dei protagonisti.

E poi il palazzo, che dai tempi de “la finestra sul cortile”crea l’ ambiente ideale per un dramma corale, colorato, bizzarro.

la febbre immobiliare… di cui da sempre sono affetta, oppure lo sarei se solo potessi permettermelo…

E quindi la ricchezza illimitata di alcuni dei personaggi che affollano le pagine della Bushnell, i nuovi ricchi di oggi che, proprio come ieri, si scontrano con la tradizione, ci si azzuffano un po’ e poi finiscono per sovrastarla… perché non c’è regola che denaro e astuzia insieme non possano infrangere.

Tutto ruota intorno ad un gigantesco immobile Newyorchese che ha fatto la storia della città e che ne è il simbolo. La borghesia bene di New York abita al numero uno della quinta strada, abitare altrove significa essere da meno, significa non far parte di quella elite benedetta dal cielo che alzandosi ogni mattina ha ben donde di dire “io ce l’ho fatta”.

Qualche lieto fine, qualche nota amara, un bel po’ di cinismo, uno stereotipo qua e là, ma ben sfruttato… tutto questo è “one fifth avenue” e se è vero che si può leggere di meglio, è anche vero che è meglio leggere di tutto.

mai

settembre 25, 2009 - Una Risposta

Stasera non riuscivo a masticare la pasta di farro; quella stupida pasta di farro. Mio zio ripete che il farro rende gioiosi. Lo ripete come un disco rotto e invece a me si gonfiavano gli occhi di lacrime proprio lì, a tavola, davanti a tutti.

E allora stavo con la testa bassa, a cercare di prendere quella roba molliccia e ficcarmela in bocca il più velocemente possibile per andarmene finalmente da qualche parte al buio, un posto senza sonoro.

Ero zeppa di rabbia e dolore. In questa casa stiamo tutti male. Abbiamo tutti un conto aperto con il male.

Poi, alla fine, con mille e un rospo nella gola ho infilato la porta e il pigiama.

Adesso guardo un film horror con dei protagonisti dalla dentatura perfetta. Perfetta sia per sorridere che per urlare.

Non sono mai stata così, mai.