ciao Blog

Giugno 28, 2009 - 5 Responses

Domenica e io ho da fare anche oggi.

C’è quel sole che mi fa pensare a Piazza del Popolo, non so perchè; una passeggiata in via del Corso per poi deviare all’ombra sul lungotevere, fare una sosta da qualche parte per un gelato o una foto con una luce particolare e invece sono qui, tra le stanze della notte in questa prima mattina che non sa di che colori vestirsi.

Era da troppo che non mi mettevo su queste pagine a scrivere qualcosa, del resto è successo così tanto che avrei dovuto triplicarmi per trovare anche soltanto un paio d’ore in più al giorno.

C’è che alla fine abbiamo vinto e che ho preso tanti voti da diventare assessore e c’è che ho deliberato e fatto fuori già un bel po’ di tranquillità.

C’è che questo è un periodo pieno di novità e di facce nuove, pieno di emozioni e di lunghe passeggiate, un periodo pieno di stanze di cui ho ancora un po’ paura e di persone da decifrare.

Io sono felice.

Riesco persino a pensare a mio padre senza piangere e questo credo dipenda dalla convinzione, estranea ad ogni mia logica, che in qualche modo anche lui ora sia felice.

Ed è difficile da spiegare ma per la prima volta cammino per le strade di questo posto sentendolo mio.

E’ come avere una casa da riempire di cose utili ed avere una fretta dannata di comprare almeno un divano dove sedersi tutti insieme.

E’ difficile da spiegare, è difficile da vivere, ma ci sono tempi in cui anche le situazioni più complicate regalano gioia e credo di aver imparato che per la maggior parte dipende da me, da quanta maturità investo, da quanta umiltà ci metto.

E adesso scappo… perché ho da fare, ma va bene così…

diario di bordo 28/05/09 la valle, colleone, cuor di leone

Maggio 29, 2009 - 3 Responses

Mi stringono la mano, perché sono una brava ragazza dicono, forse persino migliore di quanto credessero e questo perché parlo dei miei sentimenti come se in fondo appartenessero a tutti. In realtà ho il terrore di essere sempre approssimativa. Anzi ho la certezza di esserlo.

Dentro questo corpo c’è un’anima che impazzisce di mille emozioni e più mi convinco di essere forte e meno ci credo. Avevo sempre creduto di non essere come lui e invece…

 

Questa è una notte che avrebbe dovuto già essere finita. Una notte umida e malinconica.

Il mio microfono sfumava nell’eco della valle, quello degli altri rimbombava contro le rocce di S. Martino, in mezzo tutto il resto; un paese ancora sveglio, in bilico tra lucciole e anabbaglianti.

 

Chi mi conosce lo sa.

Chi mi conosce sa quanto sia difficile per me parlare e persino pensare a certe cose. Chi mi conosce sa che stasera non sono tranquilla.

 

Gli altri invece sono liberi di credere che tutto si risolva dopo una scelta. Io ho scelto di provare la mia esperienza politica ed era pacifico che la figura di mio padre sarebbe stata terreno fertile per ogni parte. Non fa una piega ed io non aggiungerò molto.

 

Soltanto che ne faccio una questione di opportunità e di sensibilità, forse potrei anche scomodare la classe.

 

Ne faccio una questione di principio, perché certi ricordi sono solo miei.

Ne faccio una questione di valori perché la sua è stata una vita troppo preziosa per agitarla oggi come uno spauracchio.

 

Vorrei solo far volare un aquilone per il sorriso di quel bambino che oggi ci guardava da sotto il palco testimoniandoci in carne ed ossa il volto felice della speranza.

 

Domani mi sveglio presto come al solito, ma stanotte spero di sognare una stretta di mano che da troppo tempo non ho più e che mi manca… Chi mi conosce lo sa

Diario di bordo 23-24/05/09

Maggio 25, 2009 - One Response

Lo facciamo? Vogliamo? Possiamo? Che paura quando arriva qualcuno a risponderti “si” senza esitazioni perché il coraggio degli altri – spesso – è il tuo timore più grande.

Una iniziativa così grande in così poco tempo e il rischio di giocarsi tutto. Eppure, mi dice una voce lontana, hai deciso di rischiare tutto già tanti mesi fa, ad ogni sfida d’ora in poi la risposta sarà “si”.

Questa esperienza – la prima da protagonista – la più intensa e spericolata, mi sta suggerendo spunti inaspettati ma chiarissimi che riguardano la collettività, la sua forza, il suo pensiero unico.

Il pensiero unico della folla, oggi appoggia noi.

Ho sognato l’onda, ma non avrei mai sperato di vederla un giorno e di sentirla sotto i piedi.

La piazza si riempie senza esitazioni, senza lasciarci nemmeno per un minuto con l’incertezza di restare soli. La piazza diventa un fiume in piena di maglie colorate, di pettinature raccolte, di bambini che si rincorrono tra le gambe dei genitori, di adolescenti che flirtano un po’ in disparte e si ride, si ascolta, si mangia, si beve, si ascolta e si parla e si ascolta e io ascolto ancora e ancora adesso il brusio della gioia, il chiasso della festa.

E’ questo che vuole la gente migliore: gioia di vivere, partecipazione, esserci in qualche modo e rispondere.

Ancora non so come, ancora non so con quanta forza ma so che sono parte di questa cosa grande.

Nella confusione generale io mi vedo in piedi con un bicchiere d’acqua in mano, sola per un attimo ed il resto della folla davanti agli occhi e non è felicità quella che sento ma senso di responsabilità.

Restano con noi dopo averci ascoltati, non raccolgono le loro cose, sazi di panini e birra ma restano con noi e chi potrebbe dire che questa non è una vittoria?

E il giorno dopo mangio due spiccioli di pasta masticando pensieri fino alle 18.30, quando dirò alla gente quanto sono felice di aver fatto la scelta che ho fatto.

Diario di bordo 18/05/09

Maggio 20, 2009 - Leave a Response

Quella di domenica è stata una giornata importante. Una domenica iniziata di sabato quando, seduti sulle sedie di plastica bianche di un bar vuoto, decidevamo per sommi capi cosa sarebbe successo.
Dunque avrei parlato alla piazza… io.
Il fiato si faceva all’improvviso sempre più corto. Cosa dire e come??
Guardare dritto infondo alla propria coscienza e buttare giù qualcosa, succeda quel che succeda.
In una giornata calda e assolata come poche, all’improvviso viene giù uno scroscio di grandine. Manca 1h al comizio e io sono sul mio letto a trascrivere furiosamente il mio discorso a mano, perchè la stampante ha deciso di abbandonarmi; I brutti segni non mancano.
Io però sono stranamente tranquilla, tutta immersa nelle parole che dovrò dire. Poi arriva l’ora di andare e mia madre mi saluta con l’aria di chi accompagna un condannato a morte per l’ultima volta prima di vederlo attraversare il miglio verde.
Ormai non piove più e al circolo ci sono già tutti. Nessuno di loro parla, ripassano concentrati ognuno con lo sguardo fisso sui propri fogli.
Quando vedo Roberto, anche lui piegato su una risma di carta scritta fitta fitta gli chiedo: “Roberto, oggi leggerai?”
La sua risposta è lapidaria: “Si, leggerò, oggi non si può steccare”.
Mi sale un nodo in gola “non si può steccare” Non si può correre il rischio di sbagliare e quindi nemmeno io devo sbagliare.
Intanto la piazza piano piano si riempie e io invidio quella gente che è arrivata soltanto per divertirsi mentre io invece friggo nelle mie scarpe col fiore rosa, mi tormento l’orecchino e i capelli impazziti.
Marco Marzilli prende la parola, chissà quante sigarette ha fumato oggi? La sua voce è calma ma accende la folla.
Poi mi annuncia e evidentemente tocca a me.
Faccio un paio di passi in avanti, guardo la testa arancione del microfono e le dico “eccomi”.
Mi trema la voce, mi tremano le gambe, voglio leggere i fogli che ho in mano ma non ci riesco, mi sfuggono e così inaspettatamente le parole arrivano da sole.
Guardo le facce della gente, quella stessa gente che mi vede camminare o fare la spesa ogni giorno. Guardo quelle facce e penso “è ora che sappiano qualcosa di me” Un po’ in disparte mia madre piange seduta su un muretto, forse anche lei sta imparando qualcosa di nuovo su di me.
Ora capisco cosa intendeva Roberto con “non si può steccare” Non si può non arrivare dritti all’anima delle persone… Bisogna che sappiano qualcosa di noi.

Arrivano gli applausi, le strette di mano e le congratulazioni degli altri candidati.
Parla Lucio Simonelli, poi Emanuele con i suoi modi spicci e quel suo snocciolare numeri, parlano Annalisa e Gianfranco in tandem e poi Roberto.

La gente ci investe, ci abbraccia, ci stringe forte forte.
Speriamo che non smetta mai.

alta frequenza

Maggio 1, 2009 - 3 Responses

Si, ti penso spessissimo. Ti ho pensato oggi mentre aggiungevo aceto balsamico all’insalata e se non ti ho chiamato subito è perché il sale si è sciolto nell’olio come neve su una strada bagnata.

Ti penso spessissimo e ti dimentico altrettanto spesso con la frequenza che hanno i battiti del cuore. Del cuore di un gatto.

Ti ho dimenticato con la lattuga tra i denti, ti ho ricordato perché mi mancavi come il pane.

Ti ho scordato perché ero sazia di te, sazia di tutto.

Mi sei venuto in mente, per esempio, proprio ieri quando non trovavo le chiavi della macchina e ti ho dimenticato perché me lo avresti rimproverato.

Ti penso spessissimo tra la notte e il giorno, ti  dimentico perché così va il mondo.

non torna

Aprile 25, 2009 - 2 Responses

Non so chi mi aspetta e non aspetto nessuno, questa forse è la solitudine.

Sono vestita d’azzurro e di bianco e ricordo l’aria impalpabile col chiarore del sole flebile di questi giorni.

E c’è il polline nell’aria che sa di neve calda, che fa pensare a una cosa che se ne va e che non torna se non un giorno, sotto un’altra forma.

Cambiare

Aprile 21, 2009 - One Response

Sto perdendo la memoria… mia madre li chiama colpi, insomma sto perdendo colpi.

Non mi ricordo tante piccole cose che prima mi sarebbero rimaste impresse e che ora evaporano nel giro di qualche minuto.

Ho messo io l’antiparassitario al cane? L’ho fatto uscire io il gatto? Non ho più chiamato quella persona e così via. Via.

Certo, oggi ho più responsabilità, dormo di meno, sono sempre in giro e le cose a cui devo badare si sono quintuplicate ma perdere il filo del discorso, le parole, un’immagine che sfugge, sono tutti sintomi di un tempo che vorrei poter fermare e che invece accarezza anche me con le sue mani di sale.

Poi ho già sonno alle 20.30 e non riesco a dormire prima delle 23.00, la digestione fa strani giri e nei pensieri la malinconia cresce e surclassa le speranze.

Io non sono. Vivo dunque non sono. Mi trasformo, miglioro e peggioro, mi spengo e mi accendo con intermittenza irregolare. Io sono ingrassata dall’infelicità, levigata dalle preoccupazioni, stancata dai sacrifici, tonificata da qualche attimo di gioia serena, ma non sono, perché chi potrebbe mai definirmi in qualche modo che non sia transitorio?

Vale per me come per tutti. Tranne che per qualcuno che… non cambia mai.

siesta

Aprile 20, 2009 - Leave a Response

Ho imparato a dormire sul treno, ho imparato a fregarmene se mi si spalanca la bocca, se la testa va ciondoloni su e giù, ho imparato a fregarmene persino dell’eventualità che io possa russare o che mi scenda un po’ di bava… 

Mi lascio andare su quei seggiolini luridi, con tutto il peso della giornata passata e a corpo morto guido la mente fino ad un posto pieno di nebbia e poi c’è la pace assoluta per dieci minuti, un quarto d’ora.

Vale più di qualsiasi corso di recitazione in cui ti impongono di disinibirti e per portarti al risultato ottimale ti fanno urlare, scalciare, fare le smorfie.

Ma c’è un momento in cui un uomo è più vulnerabile? C’è un momento in cui un uomo è più nudo e indifeso di quello in cui dorme davanti a un mucchio di sconosciuti?

manca tempo

Aprile 19, 2009 - 3 Responses

E’ troppo tempo che non scrivo e ho paura che domani soffrirò di acido lattico nelle idee.

Pensare, riflettere, meditare per quanto lo si faccia a lungo e seriamente non equivale a versare inchiostro su una pagina, non può essere lo stesso.

Naturalmente ho pensato, riflettuto, meditato a lungo e seriamente ma non ho scritto e mi è mancato.

Per esempio avrei voluto scrivere, a chi mi ha detto che avrei trovato ogni risposta guardandomi dentro, che se mi guardassi dentro vedrei solo sangue e viscere, materia grigia e un po’ d’ossa. Ma non ne è valsa la pena… né di guardarmi dentro né di scriverlo.

Oggi scrivo perché fuori piove e non ho da fare.

Lo dico proprio così, in modo che sia chiaro che fino ad oggi non ho scritto perché non mi sono fermata un attimo.

Il solito andirivieni da Roma, le riunioni politiche con annessi pettegolezzi sugli avversari, le camminate con gli amici con annessi pettegolezzi su altri amici, la palestra, il lavoro, le cene, gli aperitivi, gli incontri, le uova di pasqua, le fantasie.

Ogni cosa assume forma con un suo dentro e un suo fuori e va a mettersi tra le altre in modo da incastrarti in un percorso obbligato, un po’ a ostacoli e un po’ no.

Ho rimbalzato fino a qui, fino ad oggi, come piace tanto a me cioè trasportata dagli eventi senza prendere mai decisioni troppo definitive.

Poi ha cominciato a piovere e mi sono ritrovata d’improvviso – a primavera – con una gran voglia di Natale.

Poco fà ho sentito Nicola e Fabrizio, quindi le voci del cammino. Stavolta non c’era sudore, non c’era il rumore dei passi e del respiro affannoso, ma qualcosa però c’era, se voglio che non vada via devo tenerlo acceso come un fuoco.

E cammino cammino, sono avanti come direbbe qualcuno.

Lunedì compro una guida e comincio a pensare al giappone, mi organizzo, prendo spazio, prendo piede e tempo.

uno, nessuno, centomila

Aprile 11, 2009 - One Response

Uhm, non so cosa ne verrà fuori: ho dormito quattro ore e se considero il debito di sonno che già avevo e le paturnie e il fatto che alle nove ero già fuori casa di Dora e che ora che mi ero riaddormentata mi ha svegliata Carla beh, non so, non so proprio.

Il fatto è che svegliarsi tardi in una così bella mattina di sole sembra uno spreco troppo grande, considerando quanto poco sole c’è stato in questi mesi.

Ho una bolla sul dorso di una mano e non vorrei fosse il risultato del primo sfigatissimo incontro con una zanzara… l’unica zanzara a cui fosse venuto in mente non solo di nascere, ma anche di andarsene in giro stanotte. Deve essere andata così, deve avermi riconosciuta tra tutti e aver pensato “eccola, lei è come me qui: fuori tempo”.

Comunque bella musica. Bella serata.

Magari è un mio limite ma io ancora non riesco a concepire chi non sa dire basta.

Una birra, due birre, tre, otto, dieci… Cosa si vuole comunicare o dimostrare? Cosa si vuole ottenere?

La vita sociale ruota intorno a una parola chiave: approvazione.

Con un bicchiere in mano sei riconoscibile, sei parte di quel gruppo amplissimo di persone che vuole esserci nel modo migliore.

La birra ha quel gusto amaro da persona dura, che conosce la vita e se l’è fatta graffiare in gola più di una volta. Così ti riempi la pancia e la testa di bollicine finché la schiuma non ti esce dalle orecchie, ma l’importante è che si veda che ne stai bevendo tanta.

Alla fine si perde un po’ il controllo di sè stessi e della situazione ed evidentemente è la cosa migliore, perché si fa fatica ad accettare tutto quando si resta sobri.

Scrivo questo perché tra tutte le debolezze, quella della necessità di omologarsi mi sembra la più grave… forse anche perché è quella a cui avrei più bisogno di cedere… se solo potessi.